Analizziamo il reato di femminicidio, sotto il punto di vista clinico, sociale e giuridico. Perché è così importante parlarne?
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
Il dibattito attorno al termine femminicidio e alla sua specificità giuridica e sociale solleva spesso interrogativi complessi. Di fronte a un reato così drammatico, una delle prime obiezioni che si muovono è di natura universalistica: un omicidio è un omicidio, e la legge non dovrebbe differenziare la gravità di un reato in base al genere, all’etnia o alla religione della vittima o del carnefice.
Lungi da me voler entrare in dinamiche di natura puramente politica, vorrei offrire su questo tema una riflessione in qualità di psicologo, partendo dall’esperienza sul campo. Nel 2018, insieme ad altri professionisti, ho co-fondato l’associazione Fermiconlemani, un ente del terzo settore nato con la precisa missione di prevenire ogni forma di violenza di genere, nello specifico contro le donne, offrendo supporto psicologico, sociale e giuridico alle vittime, e strutturando al contempo percorsi di recupero per gli autori di violenza.
Attraverso questa esperienza quotidiana, io e l’intera associazione abbiamo compreso perché sia non solo corretto, ma necessario riconoscere l’esistenza e la specificità del femminicidio.
Oltre l’uguaglianza: il femminicidio è una questione di equità
Il motivo non risiede nel voler trattare le persone in modo disuguale sotto il profilo dei diritti fondamentali. Quando si parla di tutele e dignità, l’uguaglianza deve essere assoluta. Il nodo centrale, tuttavia, si sposta quando passiamo dal concetto di uguaglianza a quello di equità.
Agire secondo equità significa riconoscere che non tutti partiamo dagli stessi presupposti, e che per garantire una reale giustizia occorre tenere conto delle asimmetrie di partenza. Nel contesto della violenza di genere, la biologia ci pone davanti a un dato di fatto incontrovertibile: l’uomo possiede, per natura, una forza fisica mediamente superiore rispetto a quella della donna. È il “sesso forte” esclusivamente in questo senso puramente biomeccanico e strutturale.
Quando si consuma una violenza all’interno di una relazione di coppia o in una dinamica di genere, ci troviamo quasi sempre di fronte a un abuso di questa asimmetria. Esiste una profonda differenza clinica e criminologica tra un conflitto tra pari e un atto di sottomissione fisica e psicologica in cui chi colpisce è pienamente consapevole di godere di una superiorità strutturale ed è conscio della vulnerabilità fisica dell’altro.
L’importanza di riconoscere il femminicidio
Riconoscere il femminicidio e prevedere tutele o aggravanti specifiche non significa creare una discriminazione al contrario, ma applicare un principio di equità protettiva. È un atto di giustizia che mira a bilanciare, attraverso il peso della legge e dell’intervento clinico, una disparità di partenza, sanzionando con maggiore fermezza chi usa la propria forza biologica come uno strumento di sopraffazione e di annullamento dell’altro.
Il consiglio dello psicologo alle vittime di violenza
Nella mia pratica clinica quotidiana e attraverso i progetti di prevenzione e sensibilizzazione che portiamo avanti sul territorio, come i laboratori nelle scuole, mi confronto costantemente con il dolore di chi subisce violenza. Se c’è un messaggio fondamentale che sento il dovere di diffondere, come professionista e come essere umano, è questo: “non restate in silenzio. Parlatene. E, quando necessario, denunciate”.
La violenza di genere è una piaga globale che si nutre dell’isolamento e di quel silenzio “protettivo” che la vittima, spesso per paura, senso di colpa o sottomissione psicologica, instaura nei confronti del proprio abusatore. Spezzare questa dinamica è l’unico modo per avviare un reale percorso di liberazione e guarigione.
Uscire allo scoperto può fare paura, ma è importante sapere che non si è soli: esiste infatti una rete fitta e multidisciplinare di professionisti pronti ad accogliere le richieste d’aiuto nel pieno rispetto dei tempi e della privacy di ognuno e senza alcun giudizio. Che si tratti di uno psicologo, di un avvocato, delle forze dell’ordine o di un centro antiviolenza, c’è sempre qualcuno pronto a tendere la mano.
Se stai vivendo una situazione di abuso, o se conosci qualcuno che si trova in questa condizione di sofferenza, non esitare a fare il primo passo. Puoi contattarmi direttamente o rivolgerti all’associazione Fermiconlemani, dove troverai un’équipe pronta a supportarti sotto il profilo psicologico, sociale e legale.
Nell’ottica di una sana ed etica diffusione della cultura, si invita a citare la fonte e l’autore di questo articolo nel caso si desideri condividere – in tutto o in parte – il contenuto.
Foto di copertina ad uso gratuito: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-scuro-abbracciando-se-stesso-7091503/ Autore: Alexander Krivitskiy.