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Salute mentale: 1,2 miliardi di persone nel mondo convivono con un disturbo

Maggio 25, 2026 By Marco Magliozzi

Secondo una recente ricerca pubblicata su Lancet, dal 1990 a oggi è raddoppiato il numero di persone con problemi di salute mentale.

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

I disturbi mentali hanno conquistato un nuovo, triste record: dal 1990 a oggi è infatti raddoppiato il numero di persone affette da tali problematiche, arrivando a ben 1,2 miliardi su scala mondiale, delineando una vera e propria emergenza sanitaria ed etica.

La ricerca pubblicata su Lancet

Questo allarme globale è stato recentemente rilanciato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) e dall’University of Queensland attraverso un’imponente ricerca epidemiologica pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet. Secondo gli autori, i disturbi mentali hanno tristemente conquistato il primato come principale causa di disabilità a livello globale, superando l’impatto di patologie storicamente predominanti come le malattie cardiovascolari, i tumori e i disturbi muscolo-scheletrici.

Tra le condizioni più diffuse si confermano i disturbi d’ansia e i disturbi depressivi, che hanno registrato un’impennata drammatica rispetto al periodo pre-pandemico, crescendo rispettivamente del 47% e del 24%.

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Le persone più colpite

I dati della ricerca permettono anche di individuare con precisione i target più esposti alla sofferenza psichica, offrendo spunti di riflessione fondamentali:

  • Genere femminile: Lo studio evidenzia un marcato divario di genere. Nel 2023, circa 620 milioni di donne convivevano con almeno un disturbo mentale, a fronte di 552 milioni di uomini. Questa vulnerabilità affonderebbe le radici in precise cause sociali e ambientali, come la maggiore esposizione alla violenza domestica, agli abusi e alle discriminazioni di genere.
  • Adolescenti e giovani adulti (15-19 anni): Questa fascia d’età si conferma la più fragile. Parliamo di una fase evolutiva cruciale per lo sviluppo scolastico, lavorativo e relazionale, un momento di transizione in cui l’equilibrio psicologico è strutturalmente più esposto a crisi e scompensi emotivi.
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L’inadeguatezza delle cure

L’aspetto forse più drammatico emerso dalla ricerca non riguarda solo la diffusione del disagio, ma l’impossibilità di accedere ai trattamenti. A livello mondiale, solo il 9% delle persone riceve un supporto psichiatrico o psicologico, e appena il 5% riesce ad accedere a cure che si possano definire clinicamente adeguate.

Questo fallimento terapeutico non risparmia le società occidentali: anche nei Paesi ad alto reddito e con sistemi di welfare storicamente avanzati (come Australia, Canada e Paesi Bassi), la percentuale di chi riceve un trattamento appropriato non supera il 30%.

I dati di The Lancet confermano su scala planetaria ciò che osserviamo ogni giorno nei nostri territori: la sofferenza mentale è in costante aumento, ma le risposte istituzionali e le risorse strutturali restano drammaticamente indietro, lasciando la stragrande maggioranza dei pazienti in una condizione di totale abbandono.

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

Nell’ottica di una sana ed etica diffusione della cultura, si invita a citare la fonte e l’autore di questo articolo nel caso si desideri condividere – in tutto o in parte – il contenuto.

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