Recenti studi stanno valutando l’efficacia delle sostanze psichedeliche come valide alleate contro la depressione. Approfondiamo insieme le ricerche in merito.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
Dopo l’esplosione incontrollata degli anni ’70, che portò molti Paesi a decretare il divieto assoluto di utilizzo di sostanze psichedeliche, come i funghi allucinogeni, la scienza sta riscoprendo queste molecole come inaspettate risorse nel trattamento dei disturbi dell’umore.
Molte forme depressive, infatti, risultano difficilmente trattabili, sia con i farmaci sia con altre procedure mediche, anche se consolidate: una condizione che comporta una grave sofferenza per il paziente e limita la capacità dei medici di intervenire adeguatamente con le terapie convenzionali. Vediamo quindi cosa ci dicono le ricerche più recenti in merito.
Sostanze psichedeliche e depressione: la situazione in Italia
Un primo importante studio, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e approvato dall’AIFA, è attualmente in corso grazie alla collaborazione tra l’Università di Chieti e l’Associazione Cascioni. L’indagine si basa su un esperimento in doppio cieco, nel quale un gruppo riceve un composto attivo a base di psilocibina (sostanza psichedelica presente in alcuni funghi allucinogeni), mentre l’altro viene trattato con la stimolazione magnetica transcranica (TMS), una tecnica già consolidata nel settore. I risultati definitivi di questa sperimentazione sono attesi per il prossimo autunno.
La ricerca dell’Imperial College di Londra
Un’altra ricerca di rilievo, condotta presso l’Imperial College di Londra e pubblicata su Nature, ha indagato gli effetti sulla depressione di una specifica bevanda sciamanica a base di DMT (dimetiltriptamina): si tratta della molecola attiva dell’ayahuasca, ottenuta tradizionalmente dalla bollitura della liana Banisteriopsis caapi e delle foglie di Psychotria viridis.
I dati emersi sono estremamente significativi: già nelle prime due settimane di trattamento, la DMT ha mostrato un miglioramento dei sintomi depressivi decisamente più marcato rispetto al placebo. La particolarità risiede nella durata dei benefici: i benefici si sono mantenuti stabili nel tempo, con una riduzione della sintomatologia ancora evidente a tre mesi e, in alcuni casi, fino a sei mesi dopo una singola somministrazione. Il tutto, come evidenziato dai ricercatori, senza riscontrare effetti collaterali gravi.
Lo studio dell’Università di New York
Un’ulteriore ricerca condotta presso la New York University e pubblicata nel 2024 sulla rivista Psychedelic Medicine, ha analizzato la qualità dei benefici psicologici legati ad aspetti quali l’autostima, la realizzazione personale e la connessione spirituale. Lo studio ha coinvolto un gruppo di leader religiosi, ai quali sono state somministrate dosi controllate di psilocibina in contesti clinici protetti.
I risultati, basati sulle interviste ai partecipanti, si sono rivelati estremamente positivi: la totalità dei soggetti ha riportato un incremento della connessione con il proprio sé, il raggiungimento di stati mistici profondi e duraturi e una diffusa sensazione di benessere psicofisico.
Quale futuro per queste ricerche?
Effettuare ricerche sulle sostanze psichedeliche non è affatto semplice. Ancor più dei farmaci psichiatrici tradizionali, queste molecole risentono della reazione del tutto soggettiva non solo dell’organismo, ma anche della mente di chi le assume. Si tratta di risposte che, per loro natura, non possono essere preventivate o controllate totalmente e che risultano difficilmente standardizzabili.
Il cammino della scienza, dunque, dovrà essere caratterizzato da una lunga serie di studi rigorosi, evitando di “scadere” nel sensazionalismo e, soprattutto, con la speranza che tali ricerche non vengano ostacolate da facili pregiudizi prima ancora di aver espresso il loro reale potenziale terapeutico.
Come affrontare, oggi, la depressione?
L’approccio terapeutico per affrontare la depressione, ad oggi, è rigorosamente multidisciplinare. Il paziente viene accompagnato da un team di professionisti, dal medico di base allo psichiatra, fino allo psicoterapeuta, che collaborano per un intervento sinergico.
Questo lavoro a 360° permette di superare il vecchio preconcetto, ormai obsoleto, della depressione come patologia prettamente organica. Affrontare il disturbo depressivo significa, infatti, prendersi cura dell’individuo nella sua totalità, intervenendo in modo integrato sulla sfera mentale, sociale e neurologica. Solo attraverso questa visione d’insieme è possibile costruire un percorso di guarigione solido e duraturo.
Se soffri di depressione, o conosci qualcuno che vive questo disturbo, puoi contattarmi.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
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