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Marco Magliozzi – Psicologo Bari

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Il problema non è il tablet, ma il genitore che ignora il figlio

Dicembre 1, 2025 By Marco Magliozzi

Più di sei bambini su dieci usano il tablet e ben l’81% lo usa da solo, senza un guida adulta. È questo il vero problema.

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

Secondo una recente ricerca condotta dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo (Di.Te.), in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria Condivisa (Sipec), più di sei bambini su dieci usano quotidianamente tablet e smartphone, e l’81% lo fa senza alcuna supervisione da parte di un genitore o di un adulto di riferimento.

Non solo: quasi la metà dei bambini inizia tra i 2 e i 3 anni, una fase dello sviluppo in cui tutti i pediatri, e non solo loro, sconsigliano fortemente l’uso di qualsiasi dispositivo digitale.

E, dato ancora più allarmante, quasi uno su cinque comincia prima ancora di compiere due anni.

Leggendo questi dati con attenzione, emerge una verità scomoda: non è lo strumento il problema, ma l’uso che noi genitori permettiamo ai bambini di farne. La questione reale è che molti adulti trasformano i dispositivi digitali in baby sitter artificiali, sfruttando gli schermi per ottenere risultati difficili da raggiungere tramite modalità più sane, come la comunicazione e il rapporto diretto con i più piccoli: uno schermo acceso diventa così il mezzo più semplice per calmare un pianto, guadagnare minuti di tranquillità, distrarsi dalle responsabilità, o per facilitare i pasti.

Le conseguenze sui bambini

Non c’è da stupirsi, quindi, se quando spegniamo il tablet arriva la tempesta emotiva: questo accade nel 57,7% dei casi.

Nel 21,8%, però, la situazione è ancora più grave: scatta la crisi vera, con pianti inconsolabili, scoppi di rabbia, segni di una sofferenza autentica.

Il problema è che, così facendo, alleniamo il cervello a strutturare la dipendenza come modalità di funzionamento. Questi bambini cresceranno con una predisposizione neurobiologica al controllo degli stimoli più fragile: da adulti, avranno maggiori probabilità di sviluppare vere dipendenze digitali, dai social, dai videogiochi, dalle app di messaggistica, e non solo.

I bambini imitano gli adulti

I bambini “assorbono come spugne” e imparano principalmente attraverso l’osservazione e l’imitazione, soprattutto delle figure di riferimento, attraverso un processo chiamato apprendimento sociale, neurobiologicamente radicato nel loro sviluppo cognitivo ed emotivo.

Nel 60,3% delle famiglie, siamo noi adulti i primi a usare lo smartphone davanti a loro, durante i pasti, nei momenti che dovrebbero essere dedicati al gioco condiviso o mentre stiamo semplicemente parlando con loro. Il bambino registra questa incongruenza: il genitore comunica verbalmente un’interdizione (“non usare il telefono”) mentre simultaneamente modella il comportamento opposto. Questa dissonanza altro non genera che confusione. Il cervello del bambino elabora il comportamento osservato come il vero insegnamento, mentre le parole rimangono inascoltate.

Non è una contraddizione accidentale, ma la manifestazione diretta di un conflitto irrisolto nel genitore stesso.

BAMBINI CHE USANO TABLET E SMARTPHONE: QUALI RISCHI?

Il vero problema è abbandonare i propri figli davanti al tablet

Da genitore, comprendo perfettamente il carico cognitivo ed emotivo di gestire una cascata di stimoli: richieste incessanti, domande, capricci, le infinite rivendicazioni dell’infanzia. La soluzione più immediata sarebbe quella di silenziare tutto, accendendo un video su YouTube e guadagnare 10-15 minuti di tregua.

Ma a che costo?

Le conseguenze sulla mente del bambino sono profonde e molteplici. Quando l’adulto non supervisiona i contenuti, non media ciò che sta accadendo sullo schermo, il bambino rimane neurologicamente esposto a stimoli che non può elaborare autonomamente. Gli algoritmi non hanno cura per l’infanzia: un’immagine violenta, un suono angosciante, un contenuto inadatto rimane impresso nella memoria senza filtro, senza spiegazione, senza rassicurazione.

Il bambino è costretto a metabolizzare da solo ciò che dovrebbe metabolizzare con un adulto. E questo seme, di paura non nominata, di confusione, di incertezza, germoglia silenziosamente nella sua mente, radicandosi nel tempo come ansia, insicurezza e fragilità emotiva che lo accompagnerà da grande.

SMARTPHONE? MAI PRIMA DEI 13 ANNI!

Il consiglio dello psicologo

Come psicologo, il mio consiglio è questo: non demonizzate la tecnologia, ma ridefinite il vostro rapporto con essa.

Gli schermi non scompariranno dalla vita dei vostri figli, e non dovrebbero. Viviamo in un’epoca ormai totalmente digitale. Il loro utilizzo, però, deve essere consapevole, mediato e limitato nel tempo.

Chiedetevi: sto usando questo schermo perché mio figlio ne ha bisogno, o perché ne ho bisogno io? Perché è una scelta educativa consapevole, o perché sto fuggendo da un momento difficile?

La risposta onesta a queste domande è il primo passo.

Poi, se decidete di accendere un video, sedetevi accanto a vostro figlio. Guardate con lui. Commentate ciò che vedete. Trasformate la passività in dialogo. Questo semplice gesto, unito alla la vostra presenza, cambia completamente il significato di quello schermo: da strumento di abbandono diventa spazio di connessione.

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

Nell’ottica di una sana ed etica diffusione della cultura, si invita a citare la fonte e l’autore di questo articolo nel caso si desideri condividere – in tutto o in parte – il contenuto.

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