Ipnosi Regressiva: un viaggio allo scoperta di Sé

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Ipnosi Regressiva: un viaggio allo scoperta di Sé

IPNOSI REGRESSIVA – UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DI SE’

Alcuni ricordi si fissano nella memoria come se fossero stati incollati dal più forte supercollante in circolazione. Altri ricordi sono li, ogni tanto tornano, ogni tanto no. Altri sbiadiscono col tempo. Altri semplicemente li dimentichiamo o li rimuoviamo, consapevolmente o inconsapevolmente.

Le emozioni svolgono un ruolo fondamentale nella strutturazione dei nostri ricordi: maggiore è l’emozione provata in quel momento e maggiore è il significato che noi diamo a quell’evento e più alte sono le possibilità che quel ricordo rimanga stabile nella nostra memoria.

La maggior parte degli studi concorda che una persona in media può spingersi a ricordare con facilità fino ai 4 anni di vita, a volte si può andare indietro sino ai 2 anni, molto raramente prima ancora.

La memoria umana, ormai è risaputo, non è solamente quella che riguarda i nostri ricordi, ma anche una memoria corporea, fatta di sensazioni ed emozioni. Questo tipo di memoria nasce sin da quando siamo nel grembo materno e tutto ciò che ci accade durante i 9 mesi di gravidanza può influire sul nostro sviluppo psico-emotivo.

Volendo spingersi ancora più indietro esiste anche un tipo di memoria che viene chiamata memoria genetica, una memoria che accoglie moltissime informazioni che riguardano la nostra famiglia di origine, i nostri avi, anche di molte generazioni passate. Spesso è una memoria inconscia ma può accadere che qualche contenuto ogni tanto superi la soglia e venga alla luce.

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Ed infine esisterebbe una memoria che riguarda le vite passate. Uso il condizionale in quanto lascio il beneficio del dubbio poiché quest’ultima memoria potrebbe essere il frutto di moltissimi fattori, culturali, credenze spirituali, condizionamenti, falsi ricordi, oppure, chi può saperlo, davvero è quello che è. Non esistono dimostrazioni scientifiche sull’argomento quindi mi limito ad elencarla come possibilità.

Accade quindi che, nel nostro presente, possiamo riscontrare alcuni disagi di natura psicologica dei quali però non riusciamo a trovare una causa ed una logica motivazione. L’origine di questi disagi può nascondersi infatti nei meandri della nostra memoria, in un evento della nostra vita (o ancora prima), che noi non ricordiamo, magari perché troppo forte emotivamente (in negativo).

Ripercorrendo gli scritti dei testi sacri della legge induista del karma, se si parla di vite passate, la responsabilità dei problemi del presente è dipendente dalle nostre azioni proprio in quelle vite precedenti. Acquisendo coscienza di questo, passando di corpo in corpo, da storia a storia, ecco che tutto ciò che ci è accaduto ha un senso educativo di ampliamento dell’esperienza. Il malessere, la patologia è quindi un messaggio il quale, se elaborato all’interno di una vita passata, possiamo portarlo nel nostro oggi come nuova fonte di benessere.

Come fare quindi a scoprire l’origine dei nostri disagi?

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Una delle tecniche più efficaci è indubbiamente l’Ipnosi Regressiva.

Per “Regressiva” si intende un “andare indietro” nel tempo lungo la linea temporale della persona, alla ricerca di ricordi di eventi potenzialmente traumatici. Le emozioni negative generate da quegli eventi agiscono nel presente ma in maniera inconsapevole, in sottofondo. La persona sente un malessere, un disagio, ma non ne conosce le motivazioni.

Grazie all’Ipnosi Regressiva è possibile quindi “tornare” a rivivere quel momento del passato, con nuove consapevolezze e con nuovi occhi, con le risorse che la persona ha nel presente e che, per ovvi motivi, nel passato non aveva, e con la guida di un ipnologo esperto che sappia accompagnare la persona nel proprio passato.

L’Ipnosi Regressiva è un magnifico viaggio di rielaborazione di traumi passati che appartengono alla nostra vita.

L’obiettivo di una Ipnosi Regressiva è quello di far emergere vissuti che, pur ignorati dalla mente logica, persistono all’interno della coscienza come elementi disturbanti che creano blocchi e resistenze. Spesso essi ostacolano lo sviluppo di ciò che siamo veramente annullando talenti, possibilità di consapevolezza spirituale, impediscono l’autorealizzazione, determinano atteggiamenti negativi, causano patologie psichiche e fisiche bloccando il viaggio evolutivo verso quella MISSION per la quale siamo nati” (Daniela Poggiolini, ipnoterapeuta).

L’Ipnosi Regressiva trasforma quindi un vissuto traumatico in un vissuto illuminante, un processo di trasformazione e di comprensione di ciò che ci è accaduto nel passato, a volte un processo molto forte e doloroso, ma che comporta un beneficio immediato ed una vera e propria “rinascita”.

Il modello di Ipnosi Regressiva da me adottato è quello bioEtico con riferimenti al modo di usare l’Ipnosi di Brian Weiss. Per bioEtico intendiamo il totale rispetto dei valori e credenze della persona durante il processo di Ipnosi, il totale rispetto delle tempistiche e dei modi di operare del cliente, una modalità non intrusiva ma esplorativa dell’inconscio della persona, con il fine ultimo di trovare la CHIAVE del vero cambiamento evolutivo.

Lo stesso Brian Weiss afferma che alcuni vissuti, per varie ragioni, non vengono accettati da noi e quindi restano come staccati dal “tutto” e non integrati all’interno del nostro personale percorso evolutivo. Spesso accade che non comprendiamo alcune vicende della nostra vita, le rifiutiamo, restiamo imbrigliati nel dolore, nello sconforto. Questi vissuti non compresi creano attorno a noi un “guscio” che ci rende resistenti al cambiamento e che blocca risorse ed energie, impedendo l’esplosione delle nostre potenzialità.

Ma siamo tutti portati a sperimentare l’Ipnosi Regressiva? La risposta è indubbiamenti si. Così come ogni tecnica ipnotica (clicca qui per approfondire) siamo tutti ipnotizzabili, ognuno con il proprio grado di ipnotizzabilità e di predisposizione. L’Ipnosi Regressiva, ma uguale discorso si applica a qualsiasi percorso psicologico, ha bisogno di motivazione da parte del cliente che desidera iniziare un viaggio verso il proprio benessere.

 

 



PNL come modello Interazionista Strategico

PROGRAMMAZIONE NEURO LINGUISTICA inserita all’interno del paradigma INTERAZIONALE SISTEMICO, secondo il DIZIONARIO INTERNAZIONALE DI PSICOTERAPIA

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Secondo il Dizionario Internazionale di Psicoterapia, scritto da Giorgio Nardone e Alessandro Salvini (ed. Garzanti 2013), la PNL entra a far parte, per diritto e con orgoglio, nell’insieme dei modelli di psicoterapia.

Ricordo che il modello PNL terapeutico era già stato riconosciuto nel 2004 dal MIUR come modello di psicoterapia proprio grazie al lavoro clinico e di ricerca di Daniela Poggiolini e Lorenzo Bracciodieta, due tra i più importanti trainers di PNL in Italia e fondatori del modello PNLt stesso.

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E’ quindi un piacere essere riconosciuti come vero e proprio modello di psicoterapia, all’interno del paradigma INTERAZIONALE STRATEGICO, che vede al suo interno anche la psicoterapia ericksoniana, la psicoterapia ipnosistemica, la psicoterapia strategica integrata, tutti modelli con i quali la PNLt si integra perfettamente e che la scuola IKOS Ageform di Bari promuove come eccellenti percorsi di cambiamento e potenziamento personale.



Fortuna o Sfortuna? Chi lo sa

FORTUNA? SFORTUNA? CHI LO SA

Un’antica storia popolare cinese narra di un anziano contadino che viveva con il suo unico figlio adolescente in un villaggio di montagna. Gli abitanti del villaggio avevano l’abitudine di riunirsi ogni sera, dopo il calar del sole, nella grande casa del capo villaggio per condividere la loro giornata, per raccontare storie o per comunicare nuovi accadimenti. Un giorno accadde che, a causa di una tempesta, un albero cadde rompendo il recinto dove il contadino teneva il suo unico cavallo. Il cavallo, appena vide una possibile via di fuga, scappò via. A sera, quando tutti si riunirono, il contadino raccontò l’accaduto e tutti, quasi in coro, gli risposero: “il cavallo è fuggito via? E ora come farai, non potrai più arare la terra. Che sfortuna!”. Ma il contadino rispose: “Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa”.

Qualche giorno dopo, quando il mal tempo terminò, il contadino si svegliò come sempre di buon ora per iniziare a lavorare i suoi campi e, con immensa sorpresa, trovò che il suo cavallo era tornato, portando con se… una cavalla. Senza pensarci due volte il contadino, aiutato dal figlio, chiuse il recinto. Adesso aveva non uno, ma due cavalli. A sera, quando tutti si riunirono, il contadino raccontò l’accaduto e tutti, quasi in coro, gli risposero: “due cavalli? Sei proprio fortunato. Da averne zero ad averne due. Che fortuna!”. Ma il contadino rispose: “Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa”.

Il mattino seguente il contadino ed il figlio si alzarono come sempre di buon ora. Il ragazzo chiese al padre se poteva domare il nuovo cavallo per poi addestrarlo e usarlo nel lavoro nei campi. Il padre acconsentì ma quando il ragazzo cercò di salire in sella al cavallo venne sbalzato via e cadde, rompendosi una gamba. A sera, quando tutti si riunirono, il contadino raccontò l’accaduto e tutti, quasi in coro, gli risposero: “tuo figlio si è rotto una gamba? E ora come farai? Dovrai fare tutto il lavoro da solo! Hai due cavalli ma sei da solo! Che sfortuna!”. Ma il contadino rispose: “Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa”.

Passarono le settimane e nel regno scoppiò la guerra civile.

Un giorno un soldato imperiale fece visita al villaggio per arruolare tutti gli uomini e i ragazzi che potessero combattere. Ovviamente, a causa della gamba rotta, il figlio del contadino non fu reclutato. A sera, quando tutti si riunirono, il contadino raccontò l’accaduto e tutti, quasi in coro, gli risposero: “tutti i nostri figli sono partiti per la guerra! Il tuo invece no, è rimasto a casa! Come sei fortunato!”. Ma il contadino rispose: “Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa”.