L’elefante incatenato






Fisica e spiaggia

Fisica quantistica e spiaggia. Un connubio molto raro diranno in molti ma quest’anno ho avuto modo di apprezzarlo. Durante il mese di agosto, con mia fortuna, ho intrattenuto piacevolissime conversazioni e scambi di opinioni con un esperto di fisica quantistica, nonché mio cugino di secondo grado. Sotto l’ombrellone o seduti ai tavolini del bar, si è parlato delle più svariate teorie e correnti di pensiero che da un secolo impazzano anche sul web le quali, come ho poi con mia sorpresa scoperto, risultano alcune del tutto false, altre molto “forzate”.

In questo breve articolo ovviamente non mi voglio dilungare sulla teoria ne fare critica su ciò che molti scrivono anche perché la libertà di scrittura è e resta una priorità fondamentale (e, chi lo sa, magari da qualche “forzatura” potrebbe nascere qualcosa di meraviglioso), piuttosto vorrei concentrarmi su di una bellissima metafora che, parlando con mio cugino, è arrivata al mio inconscio e, il secondo dopo, alla mia mente.

sea-1215565_960_720

Uno dei fenomeni quantistici più conosciuti è senza dubbio quello dell’entanglement quantistico, nel quale due sistemi, inizialmente indipendenti, diventano un unico sistema.

Lo stato delle particelle diventa quindi correlato, andando a creare una connessione nel comportamento dei due sistemi.

Questo fenomeno quantistico ha però una peculiarità (che ho scoperto grazie alle mie chiacchierate): se viene effettuata una misura sul sistema in stato entagled, da parte di un osservatore esterno oppure un apparato di misura, esso scompare e si perdono le correlazioni tra i due sistemi.

Il perché? Nessuno ancora lo sa con certezza, ovvero ci sono attualmente alcune teorie che cercando di spiegare questo fenomeno che per molti motivi appare davvero un processo fisico alquanto “strano”.

Non voglio dilungarmi su queste teorizzazioni bensì lanciare uno spunto di riflessione: non è curioso che due sistemi in stato entagled, che tra di loro sono correlati perfettamente, appena vengono misurati perdono la loro sintonia?

Personalmente, e qui anche io volontariamente adotto una “forzatura” anche se solo metaforica, ritengo che proprio l’atto di misurare, la volontà di chiedersi a tutti i costi i “perché” di qualcosa che funziona, sia una componente che rischia di corrompere un sistema. Sia esso un sistema di particelle, sia esso un sistema di persone, come una coppia, degli amici, parenti. Se qualcosa funziona, e funziona alla grande, come mai si ha la tendenza di voler capire tutto per forza? Di volersi dare le motivazioni? Chiedersi i perché delle cose? Sicuramente questo ha un senso nell’ambiente scientifico. Ma all’interno delle nostre vite che senso può avere?

Non sarà una tendenza al voler controllare? Che poi sfocia nell’autosabotaggio?

Giusto uno spunto di riflessione per iniziare (si lo so siamo già all’8, ma meglio tardi che mai) questo mese di settembre.




Un buon anno si vede dal mattino

UN BUON ANNO SI VEDE DAL MATTINO…

Così come un buon giorno, anche un buon anno si vede dalle piccole cose e da come inizia. Tutti ci auguriamo che ogni anno nuovo sia all’insegna di cose migliori, di progetti che si realizzeranno, di sogni che si esaudiranno e di cose brutte che magari, perchè no, scompariranno. Desiderare tutto questo non nuoce, anzi, ma come fare praticamente per approcciarsi realmente con positività all’anno appena iniziato? Seguiamo 5 semplici regole.

nuovo anno

1) CREDIAMOCI VERAMENTE

Può sembrare una frase fatta, di quelle che sentiamo costantemente in tv o leggiamo ogni due/tre righe su internet, ma questa frase ha un fondo di assolutà verità. Il “pensiero crea” ed influenza ogni cosa che facciamo. Se nella nostra mente nascono pensieri positivi, pensieri di auto-realizzazione, pensieri che fortemente desiderano qualcosa, il nostro inconscio si adopererà per dare man forte alle nostre azioni, comportamenti e ci aiuterà con migliori stati d’animo per affrontare qualsiasi cosa che il nuovo ci anno ci proporrà davanti. Desiderate fortemente qualcosa? Continuate a desiderarla e adoperatevi per realizzarla. “Desiderare senza fare” e “fare senza desiderare” non sono comportamenti concessi.

2) VIVERE IL “QUI ED ORA”… SIAMO SICURI CHE SIA SOLO COSI?

Molte volte leggo o ascolto da colleghi o da professionisti del settore che è fondamentale avere la nostra attenzione focalizzata sul presente e non sul passato. Giustissimo, aggiungo io. Il passato serve solamente per ricordarci qualcosa di positivo e per aiutarci a non ripetere errori. Non lo si può cambiare, si può solo imparare da esso. Nel presente viviamo la nostra vita, istante per istante. Ma il futuro? Attenzione a come lo viviamo, il futuro è una meravigliosa meta da raggiungere se e solo se lo riempiamo di sogni realizzabili e di progetti. Operiamo nel presente per creare un futuro migliore che nel momento che si realizzerà diventerà esso stesso un nuovo presente. Qui ed ora? Certamente, ma mai fine a se stesso, ma sempre con un occhio proiettato verso il futuro. Ciò che sto facendo oggi serve per la mia futura felicità? Non accontentiamoci mai dell'”uovo oggi” ma sempre della “gallina domani”.

3) CONCENTRIAMOCI SOLO SU CIO’ CHE E’ SOTTO LA NOSTRA RESPONSABILITA’

Si lo so, è difficile. Tutti vorremmo la “medicina” per il vicino di casa o per le persone che ci stanno affianco che non ci piacciono. Ma purtroppo non esiste. L’unica vera medicina siamo noi stessi. Prendiamoci cura di noi che è l’unica vera cosa che è sotto la nostra responsabilità. Concentriamoci sul nostro benessere, non solo fisico ma anche psicologico, e vedrete che anche gli altri ne beneficeranno.

4) SEGUI IL CUORE E POI LA TESTA? O TUTTI E DUE?

Parli facile tu” diranno in molti, spesso il cuore ci porta in direzioni fuori dal comune e da ogni logica. La testa invece rappresenta tutto ciò che è razionale e che ci conduce alla sicurezza. Ma è veramente la sicurezza quello di cui abbiamo bisogno? La sicurezza in cosa poi? Il buon Freud diceva: “l’umanità ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di sicurezza“. Il cuore è la fonte delle nostre emozioni e sentimenti, le quali sono legate intimamente a quella che è la nostra parte più profonda. Ma cosa è quindi che ci conduce alla felicità? Molti risponderanno il cuore, altri la testa. La verità, come spesso accade, è nel mezzo. Siamo esseri umani in fin dei conti: onoriamo la nostra parte razionale e rispettiamo la nostra parte profonda. Adoperiamoci sempre per non scegliere tra “bianco e nero” ma sempre per trovare nuove soluzioni che ci aiutino a vivere con emozione e sentimento la vita e che ci conducano verso la sicurezza.

5) SPESSO LA VIA GIUSTA E’ LA PIU’ FACILE DA SEGUIRE

Molti conoscono questa frase al negativo, ovvero che “la via più giusta non è mai la più facile da seguire“. Ma chi lo ha deciso? Vi siete mai accorti che se vi applicate nel fare qualcosa che realmente vi piace, in famiglia, nello studio, nel lavoro, tutto vi sembra più facile e naturale? Vi siete mai accorti di avere ogni tanto quella sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto? Se è cosi, è proprio questo di cui sto parlando. Ognuno di noi ha una propria Mission di vita. Un progetto più grande di ogni cosa, una strada maestra da percorrere che lo conduce con facilità ed entusiasmo all’autorealizzazione. Non è mai troppo tardi per seguire la nostra Mission. Sia che essa si manifesti sotto forma di una professione, di un hobby, di un ruolo nella società diverso da quello che abbiamo, essa rappresenta sempre ed in ogni caso la strada per la felicità. E quando vi accorgete che state facendo qualcosa e questo vi risulta magicamente facile e vi imprime innaturale senso di serenità e compiacimento, allora si, siete sulla strada giusta. Percorretela!

BUON INIZIO DELL’ANNO 2016 A TUTTI

Marco