Joker: la Voce oscura della Pazzia

psicologo bari

Joker: la Voce oscura della Pazzia

CINEMA E PSICOLOGIA: JOKER, LA VOCE OSCURA DELLA PAZZIA. ECCO IL PERCHÉ DEL SUCCESSO DEL FILM

Il lato peggiore della malattia mentale è che la gente vorrebbe ti comportassi come se tu non l’avessi”, cit. Joker.

Qualche giorno fa ho scovato in rete una simpaticissima illustrazione raffigurante uno psicologo intento a correre a casa per scrivere una recensione su “Joker”, il chiacchieratissimo film di nuova uscita, con una nuvoletta sopra la sua testa con scritto: “devo farlo prima di tutti i miei colleghi”.

L’immagine mi ha fatto sorridere e ovviamente anche riflettere: come mai quest’opera cinematografica, uscita nelle sale a inizio ottobre, sta suscitando tutto questo interesse, specialmente da un punto di vista prettamente psicologico?

Dopo averlo visionato ne ho capito il motivo e mi son detto: “eh sì, anche io, come i miei colleghi, non posso tirarmi indietro dal fare un’analisi di questo piccolo capolavoro del cinema contemporaneo.”

Partiamo con una doverosa premessa: in questo articolo farò frequentemente riferimento alla trama. Consiglio quindi la lettura a tutti coloro che lo abbiano già visto o a coloro che pensano che qualche informazione in anteprima possa non pregiudicarne la visione.

Iniziamo allora dalle origini. Chi è Joker?

I fumetti, così come le produzioni televisive ispirate all’universo di Batman (dalla famosissima serie tv anni ’60 fino ai film dei giorni nostri) hanno rappresentato Joker sempre e solo come il super-cattivo, il super-criminale, il super-folle portatore di caos e distruzione, acerrimo nemico dell’uomo pipistrello, senza mai analizzare, se non in maniera superficiale, le sue origini e i motivi che lo hanno spinto a diventare uno degli antagonisti più famosi del mondo fumettistico.

Cosa differenzia quindi il film del regista Todd Philipps (quello attualmente nelle sale) dagli altri?

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Psicoterapia ed Ipnosi: validi alleati contro le malattie

PSICOTERAPIA ED IPNOSI: VALIDI ALLEATI CONTRO LE MALATTIE

È ormai premessa centrale di tutti i miei articoli che una malattia (fisica o psichica) non è puramente un problema riconducibile esclusivamente o al corpo o alla mente, ma piuttosto un problema di tutta la persona, che include quindi il corpo, la mente, le emozioni.

Gli studi della PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) hanno dimostrato infatti che “non possiamo più attribuire alle emozioni e agli atteggiamenti mentali minore validità che alla sostanza fisica, anzi, dobbiamo considerarli segnali cellulari che traducono le informazioni in realtà fisica, che trasformano letteralmente la mente in materia ”. (da Molecole di Emozioni di Candace Pert).

Questo accade perché siamo un sistema integrato mente-corpo nel quale la componente psicologica (psico), la componente neurologica (neuro), il sistema endocrino e il sistema immunitario, interagiscono tra loro in maniera costante.

Moltissimi studi della PNEI (e non solo) stanno dimostrando come un atteggiamento mentale negativo, una forte condizione di stress cronico o uno stato emotivo negativo persistente per troppo tempo, possano favorire nell’individuo l’insorgere di malattie di qualsiasi natura. Sottolineo il termine “ favorire ” in quanto non mi pongo dalla parte (sarei incoerente) di chi dice che la componente psichica sia l’unica responsabile così come può esserlo la componente fisica. Gli opposti, si sa, hanno sempre qualcosa che manca.

Una risposta emotiva negativa, quindi, innesca una serie di risposte fisiologiche che sopprimono le difese naturali del corpo e lo rendono sensibile ad eventuali disagi fisici.

La mente, intesa come unità pensante e percettiva diversa dal cervello, svolge un ruolo importante: quando noi pensiamo e proviamo emozioni, a livello biochimico si attivano trasformazioni particolari che influenzano in maniera determinante la nostra biologia. Per questo motivo, la mente può influenzare il corpo, e avere un ruolo determinante sia nel favorire una malattia, sia nella cura della stessa e nella tutela della salute.
I pensieri, le emozioni e i comportamenti interagiscono con le cellule e i tessuti, influenzando il sistema energetico: essi, se adeguatamente trasformati ed usati, contribuiscono alla salute e al processo di guarigione.

È stato per me molto affascinante leggere le ricerche del Prof. Carl Simonton, medico-radioterapista (direttore dapprima del centro di ricerca sul cancro a Dallas-Texas e successivamente, sino alla sua morte nel 2009, direttore del centro di ricerca Simonton Cancer Center in California), il quale, assieme a sua moglie Stephanie Matthews-Simonton, psicologa, negli anni ha seguito moltissimi malati di cancro con ottimi risultati.

Le prime ricerche dei coniugi Simonton dimostrarono che malati terminali di cancro (aspettativa di vita di massimo 12 mesi), se supportati da un percorso psicoterapeutico, presentavano significative differenze di sopravvivenza, non spiegabili dal punto di vista della scienza medica.

I Simonton, nella loro esperienza, avevano identificato due gruppi di pazienti malati di cancro: i primi caratterizzati da un atteggiamento di apatia, depressione e rinuncia, il che portava, molto spesso, ad un rapido peggioramento della malattia. I secondi invece erano malati che si ponevano una motivazione esistenziale, seguivano un percorso di potenziamento psicoterapeutico e (soprattutto) concentravano i loro pensieri e le loro emozioni (atteggiamento mentale) sulle aspettative di guarigione e non su quelle di decesso.

Una delle tecniche utilizzate principalmente in questa ricerca, consisteva nel far visualizzare ai pazienti la malattia, far visualizzare la cura che la distrugge (in quel caso la radioterapia) e le risorse naturali che li aiutavano a guarire.

In pratica, tutto ciò che in ambito psicoterapeutico prende il nome di “Ipnosi” o “Visualizzazioni Guidate“.

L’obiettivo era (ed è) quello di creare una “attivazione dei due emisferi cerebrali finalizzata a potenziare tutte le risorse del sistema immunitario, “bombardandolo” con la liberazione di neurotrasmettitori da parte delle cellule neuronali” (Enzo Soresi, Il Cervello Anarchico).

Una delle tecniche più efficaci oggi in campo medico è, per l’appunto, l’Ipnosi:

L’ansia e la paura sono aspetti molto importanti nei pazienti affetti da gravi malattie (come il cancro): indurre quindi sentimenti di calma e tranquillità attraverso l’ipnosi permette al sistema immunitario di funzionare al massimo grado, aiutando la lotta contro la malattia.

L’ipnosi agisce:

  • sul dolore;
  • sui sintomi collaterali prodotti dalla chemioterapia;
  • sull’ansia;
  • sul sistema immunitario.

Ad oggi, ad esempio, gli studi e i risultati delle ricerche del Prof. Simonton sono tutt’ora applicati in molti pazienti malati di cancro, sotto il nome di “Metodo Simonton”, che unisce il trattamento farmacologico contro la malattia ad un percorso di supporto psico-emotivo.

Il malato, quindi, può imparare a re-interpretare (cambiare la prospettiva) circa la sua malattia, la propria realtà, scoprendo nuove possibilità: una malattia che può essere sconfitta non solo da un punto di vista fisico (passiva somministrazione di farmaci o terapie) ma da un punto di vista pro-attivo.

Solo per rafforzare la mia riflessione, cito lo studio della Stanford University e la University of California, i cui ricercatori di Berkeley nel 1989 hanno concluso, ad esempio, che le donne con carcinoma mammario avanzato, che hanno ricevuto consulenza psicoterapeutica, vivevano circa due volte più a lungo di quelle che non ne ricevevano.

Non solo un atteggiamento mentale positivo ma anche uno stile di vita sano ed equilibrato può contribuire al favorire la guarigione del paziente.

Fortunatamente oggi, purtroppo non ovunque, la collaborazione tra medico e psicologo è sempre più forte.

Il mio desiderio più grande è quello che tutti i professionisti del settore sanitario possano iniziare a vedere l’individuo non come una malattia da curare secondo standard predefiniti, ma come una persona unica, a sé stante, che segue le proprie regole interne e che ha le potenzialità di re-agire al decorso di una malattia (o alla prevenzione della stessa) in maniera completamente diversa a seconda della propria motivazione e atteggiamento interiore.

Il mio auspicio, come psicologo e professionista sanitario, è quello che ognuno possa imparare a percepire la propria persona come un sistema integrato a 360° tra mente e corpo.

Il supporto psicoterapeutico è fondamentale e molto efficace. Il mio dispiacere e rammarico come psicologo nasce dal fatto che, molto spesso, un percorso psicoterapeutico non venga neppure preso in considerazione come valido alleato contro le malattie.

E’ invece la totale sinergia tra trattamento medico e percorso psicoterapeutico a fornire alla persona le più alte probabilità di successo riguardo la propria guarigione.

FONTI

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tre setacci

Il test dei tre setacci

Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

IL TEST DEI “TRE SETACCI”

Nell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza.

Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:
“Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?”

“Un momento“, rispose Socrate, “Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.”

“I tre setacci?” chiese l’altro.

“Sì“, continuò Socrate. “Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Io lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è VERO?”

“No… ne ho solo sentito parlare.”

“Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di BUONO?”

“Ah no, al contrario!”

“Dunque“, continuò Socrate, “vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. È UTILE che io sappia cosa avrebbe fatto questo amico?”

“No, davvero.”

“Allora“, concluse Socrate, “se ciò che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile, io preferisco non saperlo; e consiglio a te di dimenticarlo.“

Cosa ci spinge quindi, a volte, a criticare gli altri o a parlare male di loro?

Hai mai sentito parlare del meccanismo di Proiezione? O della parte Ombra presente in ognuno di noi?

LEGGI L’ARTICOLO SU PSICOADVISOR per saperne di più


giudizio

Racconti Terapeutici: L’asino

RACCONTI TERAPEUTICI

L’ASINO

C’era una volta un anziano uomo il quale, assieme alla moglie, al giovane figlio e al loro fedele asino, dovette affrontare un lungo viaggio, fino a giungere dall’altra parte del regno.

L’anziano uomo salì in groppa all’asino e, accompagnato dalla sua famiglia, iniziò il viaggio.

Giunti al primo villaggio, non appena gli abitanti videro la famiglia percorrere la strada, iniziarono a parlottare tra di loro.

Hai visto quello? Il solito padre-padrone. Lui bello comodo sull’asino, mentre la moglie e il figlio li fa andare a piedi”.

Un altro ancora disse: “Un uomo dovrebbe camminare, non andare sull’asino. Povera donna, chissà come viene trattata!”.

Superato il villaggio, l’anziano uomo disse alla moglie: “Ascolta, quando attraverseremo il prossimo villaggio, sali tu sull’asino, così eviteremo commenti sgradevoli”.

La moglie salì sull’animale e la famiglia proseguì.

Giunti al secondo villaggio, non appena gli abitanti videro la famiglia percorrere la strada, iniziarono a parlottare tra di loro.

Hai visto quella donna? È arrivata la principessa. Lei sull’asino mentre il povero marito, che è anche anziano, è costretto a camminare”. E così via battute e commenti simili tra loro.

Superato il villaggio, l’anziano uomo, sconcertato, disse al figlio: “Quando attraverseremo il prossimo villaggio, sali tu sull’asino”.

Il figlio obbedì e salì sull’animale.

Giunti al terzo villaggio, non appena gli abitanti videro la famiglia percorrere la strada, iniziarono a parlottare tra loro.

Bella roba! I giovani d’oggi. Lui comodo comodo sull’asino, mentre i poveri genitori a piedi. Non c’è più rispetto ormai!”.

Superato anche questo villaggio, l’anziano uomo, ancora più amareggiato, disse alla moglie e al figlio: “Facciamo così, saliamo tutti e tre sull’asino, così magari non potranno dirci più niente”.

Giunti al quarto villaggio, non appena gli abitanti li videro, iniziarono a parlottare tra di loro.

Guardate quei disgraziati. Tutti e tre su quella povera bestia. Non hanno alcun rispetto per gli animali!”.

Usciti dal villaggio, l’anziano uomo, ormai stanco di tutti questi commenti, disse alla sua famiglia: “Ascoltate, da ora andiamo tutti a piedi e non se ne parla più”.

E così fecero.

Giunti al quinto e ultimo villaggio, non appena gli abitanti li videro, dissero: “Guardate che cretini. Hanno l’asino e vanno a piedi?”.