“Che caldo! Che caldo!”: Ipnosi e termoregolazione corporea






Psicoterapia ed Ipnosi: validi alleati contro le malattie

PSICOTERAPIA ED IPNOSI: VALIDI ALLEATI CONTRO LE MALATTIE

È ormai premessa centrale di tutti i miei articoli che una malattia (fisica o psichica) non è puramente un problema riconducibile esclusivamente o al corpo o alla mente, ma piuttosto un problema di tutta la persona, che include quindi il corpo, la mente, le emozioni.

Gli studi della PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) hanno dimostrato infatti che “non possiamo più attribuire alle emozioni e agli atteggiamenti mentali minore validità che alla sostanza fisica, anzi, dobbiamo considerarli segnali cellulari che traducono le informazioni in realtà fisica, che trasformano letteralmente la mente in materia ”. (da Molecole di Emozioni di Candace Pert).

Questo accade perché siamo un sistema integrato mente-corpo nel quale la componente psicologica (psico), la componente neurologica (neuro), il sistema endocrino e il sistema immunitario, interagiscono tra loro in maniera costante.

Moltissimi studi della PNEI (e non solo) stanno dimostrando come un atteggiamento mentale negativo, una forte condizione di stress cronico o uno stato emotivo negativo persistente per troppo tempo, possano favorire nell’individuo l’insorgere di malattie di qualsiasi natura. Sottolineo il termine “ favorire ” in quanto non mi pongo dalla parte (sarei incoerente) di chi dice che la componente psichica sia l’unica responsabile così come può esserlo la componente fisica. Gli opposti, si sa, hanno sempre qualcosa che manca.

Una risposta emotiva negativa, quindi, innesca una serie di risposte fisiologiche che sopprimono le difese naturali del corpo e lo rendono sensibile ad eventuali disagi fisici.

La mente, intesa come unità pensante e percettiva diversa dal cervello, svolge un ruolo importante: quando noi pensiamo e proviamo emozioni, a livello biochimico si attivano trasformazioni particolari che influenzano in maniera determinante la nostra biologia. Per questo motivo, la mente può influenzare il corpo, e avere un ruolo determinante sia nel favorire una malattia, sia nella cura della stessa e nella tutela della salute.
I pensieri, le emozioni e i comportamenti interagiscono con le cellule e i tessuti, influenzando il sistema energetico: essi, se adeguatamente trasformati ed usati, contribuiscono alla salute e al processo di guarigione.

È stato per me molto affascinante leggere le ricerche del Prof. Carl Simonton, medico-radioterapista (direttore dapprima del centro di ricerca sul cancro a Dallas-Texas e successivamente, sino alla sua morte nel 2009, direttore del centro di ricerca Simonton Cancer Center in California), il quale, assieme a sua moglie Stephanie Matthews-Simonton, psicologa, negli anni ha seguito moltissimi malati di cancro con ottimi risultati.

Le prime ricerche dei coniugi Simonton dimostrarono che malati terminali di cancro (aspettativa di vita di massimo 12 mesi), se supportati da un percorso psicoterapeutico, presentavano significative differenze di sopravvivenza, non spiegabili dal punto di vista della scienza medica.

I Simonton, nella loro esperienza, avevano identificato due gruppi di pazienti malati di cancro: i primi caratterizzati da un atteggiamento di apatia, depressione e rinuncia, il che portava, molto spesso, ad un rapido peggioramento della malattia. I secondi invece erano malati che si ponevano una motivazione esistenziale, seguivano un percorso di potenziamento psicoterapeutico e (soprattutto) concentravano i loro pensieri e le loro emozioni (atteggiamento mentale) sulle aspettative di guarigione e non su quelle di decesso.

Una delle tecniche utilizzate principalmente in questa ricerca, consisteva nel far visualizzare ai pazienti la malattia, far visualizzare la cura che la distrugge (in quel caso la radioterapia) e le risorse naturali che li aiutavano a guarire.

In pratica, tutto ciò che in ambito psicoterapeutico prende il nome di “Ipnosi” o “Visualizzazioni Guidate“.

L’obiettivo era (ed è) quello di creare una “attivazione dei due emisferi cerebrali finalizzata a potenziare tutte le risorse del sistema immunitario, “bombardandolo” con la liberazione di neurotrasmettitori da parte delle cellule neuronali” (Enzo Soresi, Il Cervello Anarchico).

Una delle tecniche più efficaci oggi in campo medico è, per l’appunto, l’Ipnosi:

L’ansia e la paura sono aspetti molto importanti nei pazienti affetti da gravi malattie (come il cancro): indurre quindi sentimenti di calma e tranquillità attraverso l’ipnosi permette al sistema immunitario di funzionare al massimo grado, aiutando la lotta contro la malattia.

L’ipnosi agisce:

  • sul dolore;
  • sui sintomi collaterali prodotti dalla chemioterapia;
  • sull’ansia;
  • sul sistema immunitario.

Ad oggi, ad esempio, gli studi e i risultati delle ricerche del Prof. Simonton sono tutt’ora applicati in molti pazienti malati di cancro, sotto il nome di “Metodo Simonton”, che unisce il trattamento farmacologico contro la malattia ad un percorso di supporto psico-emotivo.

Il malato, quindi, può imparare a re-interpretare (cambiare la prospettiva) circa la sua malattia, la propria realtà, scoprendo nuove possibilità: una malattia che può essere sconfitta non solo da un punto di vista fisico (passiva somministrazione di farmaci o terapie) ma da un punto di vista pro-attivo.

Solo per rafforzare la mia riflessione, cito lo studio della Stanford University e la University of California, i cui ricercatori di Berkeley nel 1989 hanno concluso, ad esempio, che le donne con carcinoma mammario avanzato, che hanno ricevuto consulenza psicoterapeutica, vivevano circa due volte più a lungo di quelle che non ne ricevevano.

Non solo un atteggiamento mentale positivo ma anche uno stile di vita sano ed equilibrato può contribuire al favorire la guarigione del paziente.

Fortunatamente oggi, purtroppo non ovunque, la collaborazione tra medico e psicologo è sempre più forte.

Il mio desiderio più grande è quello che tutti i professionisti del settore sanitario possano iniziare a vedere l’individuo non come una malattia da curare secondo standard predefiniti, ma come una persona unica, a sé stante, che segue le proprie regole interne e che ha le potenzialità di re-agire al decorso di una malattia (o alla prevenzione della stessa) in maniera completamente diversa a seconda della propria motivazione e atteggiamento interiore.

Il mio auspicio, come psicologo e professionista sanitario, è quello che ognuno possa imparare a percepire la propria persona come un sistema integrato a 360° tra mente e corpo.

Il supporto psicoterapeutico è fondamentale e molto efficace. Il mio dispiacere e rammarico come psicologo nasce dal fatto che, molto spesso, un percorso psicoterapeutico non venga neppure preso in considerazione come valido alleato contro le malattie.

E’ invece la totale sinergia tra trattamento medico e percorso psicoterapeutico a fornire alla persona le più alte probabilità di successo riguardo la propria guarigione.

FONTI

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RABBIA SANA IN CORPORE SANO: gli effetti della rabbia sul corpo

“RABBIA SANA IN CORPORE SANO”

La Rabbia è una delle emozioni fondamentali, di cui gli umani (e i mammiferi) sono dotati per affrontare in modo adattivo l’ambiente a fini di sopravvivenza.

La Rabbia è, tra le emozioni, quella che maggiormente si manifesta a livello corporeo.

Quando siamo arrabbiati possiamo infatti percepire:

  • Nodo allo stomaco;
  • Contrazione della mascella o delle mani;
  • Pelle umida o arrossata;
  • Respirazione affannosa o veloce;
  • Mal di testa;
  • Agitazione;
  • Difficoltà di concentrazione e pensiero;
  • Vista annebbiata;
  • Tachicardia;
  • Tensione alle spalle ed al collo.

Oggi giorno si parla molto spesso di psicosomatica, ovvero quella branca della psicologia clinica che si occupa di comprendere la connessione tra un disturbo somatico (corporeo) e la sua possibile eziologia (causa) di natura psicologica.

È ormai assodato da tutta la comunità scientifica che si occupa di benessere (e non solo) che esiste una fortissima inter-connessione tra mente e corpo, connessione che fa sì che eventuali disagi di natura fisica influenzino fortemente la nostra psiche e che eventuali disagi di natura psicologica possano influenzare fortemente il nostro corpo.

Questa inter-connessione non vale esclusivamente per i disagi ma ovviamente anche per gli stati di benessere.

Mens sana in corpore sano” dicevano gli antichi. Ed avevano ragione.

Parlando di Rabbia, quanto ci conviene, quindi, essere sempre arrabbiati?

Vediamo nel dettaglio cosa accade nel nostro cervello e nel nostro corpo quando ci arrabbiamo:

  • Quando ci arrabbiamo la prima parte del cervello ad attivarsi è l’Amigdala, che si trova all’interno del lobo temporale. Essa controlla le emozioni e ci dà la spinta a reagire in caso di stress, paura o sensazione di minaccia. In pochi millisecondi l’Amigdala è in grado di elaborale le informazioni pericolose che ci provengono dall’esterno e trasformarlo in istinto prima ancora di pensare a quello che si sta facendo.
  • Successivamente (parliamo di nanosecondi) si attivano le aree del cervello chiamate Ippocampo (che tra le varie funzioni controlla anche le emozioni) e l’Ipotalamo (una struttura del sistema nervoso centrale coinvolta nell’aggressività)
  • Successivamente le ghiandole surrenali producono adrenalina e cortisolo dando energia e forza al corpo per reagire. Questo provoca il defluire del sangue verso i muscoli che si preparano alla “lotta”, aumenta la pressione sanguigna e la temperatura corporea e il respiro diventa più affannato.

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Cosa provoca, quindi, essere troppo spesso pronti alla “lotta” (e per lotta intendo anche quella verbale verso gli altri) ed essere in un costante status aggressivo?

  • Un interessantissimo studio dei ricercatori della Iowa State University, i quali hanno monitorato 1.307 maschi per un periodo di circa 40 anni, ha dimostrato che chi si arrabbia più spesso ha un rischio di morte prematura 1,57 volte maggiore rispetto agli uomini meno iracondi del campione analizzato.
  • Nel 2000, sulla rivista Circulation, è stato pubblicato uno studio della McMasterUniversity di Hamilton (Canada) che ha dimostrato come gli attacchi di rabbia possono raddoppiare i rischi di attacco cardiaco.
    I ricercatori hanno preso in considerazione circa 12.000 volontari che hanno avuto un infarto almeno una volta nella loro vita, intervistati in più di 260 centri di salute di 52 Paesi diversi. Gli esperti, rivolgendosi ai pazienti, si sono concentrati sul loro stato emotivo e sulle loro attività fino a 24 ore prima dell’attacco di cuore, scoprendo come, nella maggior parte dei casi, l’infarto era stato preceduto da forti attacchi di rabbia.
  • Nel 2009 è stata pubblicata sul Journal of the America College of Cardiology una sintesi di 44 ricerche effettuate in questo campo. I risultati indicavano che i soggetti che mostravano rabbia cronica avevano un rischio di sviluppare problemi cardiaci maggiore del 19% rispetto ai soggetti non particolarmente inclini a sperimentare quest’emozione. I ricercatori ritengono che la rabbia produca effetti negativi sul corpo aumentando le risposte attacco-o-fuga e stimolando l’asse dello stress (definito asse ipotalamo-ipofisi-surrene), il quale produrrà una serie di effetti neurochimici a cascata. Essere troppo spesso sotto stress (causato o meno da rabbia) velocizzerebbe il processo di aterosclerosi: è stata infatti riscontrata un’alta concentrazione di CRP (una sostanza collegata all’aterosclerosi e al rischio di futuri infarti) nei soggetti particolarmente inclini alla rabbia.

Scrivendo questo articolo non voglio affermare che provare rabbia fa sempre male, anzi, fa molto bene, se provata in maniera sana.

La rabbia è un’emozione umana tra le più primitive e in molti casi è funzionale. Anche “sopprimere” la rabbia ha molti lati negativi. La rabbia ci aiuta a difenderci, a tirarci fuori dai pericoli, a fare la “voce grossa” quando serve, a dimostrare di esserci al mondo come persone, affermare di aver subito un torto o una delusione in maniera diretta, affermare di non essere d’accordo su di un tema o argomento e molto altro.

Essa diventa disfunzionale quando è pervasiva dell’intera vita emotiva della persona, quando è cronica e non più legata a specifiche situazioni di vita ma diffusa.

Io posso essere arrabbiato a causa di una situazione ma non posso essere sempre arrabbiato.

La rabbia è sana solo se contestuale o situazionale, solo se ha un inizio, una durata ed una fine.

Se portiamo con noi l’emozione della rabbia anche al di fuori del contesto che l’ha alimentata, chiediamoci come mai.

Se così fosse, potrebbe essere molto utile scoprire le cause di questa rabbia, che molto spesso sono antiche (quindi inconsapevoli), e quali sono le modalità che si mettono in atto quando ci si arrabbia con il fine di migliorarle.

Ricorda che provare rabbia in maniera esplosiva o costante fa male a te e non solo, anche a chi ti circonda.

Se quindi sei una persona che prova spesso rabbia, alcune domande da farti possono essere:

Quanto mi fa bene?

A cosa mi serve veramente essere sempre arrabbiato?

Quali pensieri influenzano (e alimentano) il mio stato emotivo di rabbia?

Quali luoghi, persone, situazioni, fungono maggiormente da stimolo?

Quali sono i segnali di allarme della mia rabbia?

Ed infine, e direi soprattutto: Cosa posso fare per essere meno arrabbiato? Per essere arrabbiato in maniera “sana”?

Fonti:

Neurofisiologia dell’Aggressività

https://www.ilmattino.it/societa/persone/rabbia_costante_rischi_salute-1306128.html

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/cardiologia/rabbia-e-stress-aumentano-il-rischio-di-avere-un-infarto

https://www.app4health.it/-/no-all-attivita-fisica-con-rabbia-o-dopo-emozioni-forti

https://www.focus.it/scienza/salute/salute-l-ira-funesta-gli-uomini-maggior-rischio-di-morte-precoce

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18507

 


Cos’è l’Anima?

Leggiamo molto spesso di Anima, ne sentiamo parlare, molti cercano di spiegarci cos’è, qualcuno ci riesce qualcun altro no, magari nessuno mai ci riuscirà.

Esistono definizioni di Anima in senso spirituale, anima nel senso religioso, anima nel senso filosofico, anima come razionalizzazione scientifica, anima come pezzo del puzzle del nostro destino o come motore creatore del destino stesso. Esiste forse una definizione giusta?

Cosa vogliono dire inoltre frasi del tipo “segui la tua anima”? “Ascolta i messaggi dell’anima”? “Contatta la tua anima”?. Come se esistesse una “responsabile” che ci possa dire cosa è giusto o non giusto fare, che ci invita a non sbagliare.

Spesso l’anima viene identificata con lo spirito, oppure con la coscienza di un essere umano. Forse è la personalità più profonda di un individuo. È tante cose, o magari nessuna di queste.

Oggi voglio parlare invece di ciò che l’anima NON è.

L’Anima NON è il nostro inconscio: l’inconscio è altro. L’inconscio è quel grande contenitore energetico che racchiude i nostri ricordi, automatismi, risorse, limiti, energie e tensioni.

L’Anima NON è l’inconscio collettivo: l’inconscio collettivo è quel grande mondo, come affermava Jung, che racchiude al suo interno la nostra eredità simbolica e di significati che ci lega a tutto il genere umano, dall’alba dei tempi ad oggi.

L’Anima NON sono le nostre emozioni: le nostre emozioni sono il risultato di un elaborato e a volte inafferrabile processo psicofisiologico.

L’Anima NON sono i nostri sentimenti: i sentimenti sono ciò che ci contraddistinguono come esseri umani, i nostri stati d’animo che interiorizziamo o che mostriamo al mondo esterno.

L’Anima NON è il nostro provare Amore: l’Amore è altro. L’Amore è quel sentimento inspiegabile, frutto di processi psichici, fisiologici ed altri processi misteriosi, che ci lega ad un’altra persona, al di là del giusto o sbagliato, al di là che questo ci faccia bene o ci faccia male.

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L’Anima NON è la nostra realizzazione personale, l’ambizione a diventare qualcuno. Questo fa parte dell’Ego. Realizzarci nel lavoro, nella società. Questo si chiama trovare il proprio posto nel mondo, e ovviamente più è stabile meglio è.

L’Anima NON è il desiderio di conoscenza, il voler studiare o il voler approfondire tutto ciò che ci circonda. Il sapere nutre un nostro bisogno cognitivo, a volte anche emotivo.

L’Anima NON è aderire ad una religione, seguire dei riti, rispettare dei dogmi. Questa si chiama fede. Ed è giusto averla per chi ci crede. La fede è un percorso che potrebbe guidarci verso la nostra anima, ma non la stessa cosa.

L’Anima NON è avere e rispettare dei Valori, con la V maiuscola. Non esistono valori giusti o valori sbagliati, e non esiste un unico modo uguale per tutti per rispettare un medesimo valore. L’Anima non ha Valori, ha semplicemente valore.

L’Anima NON è perseguire il Bene, o un Bene superiore. Cosa vuol dire poi il Bene? Ognuno di noi ha una personale idea di Bene e ognuno di noi potrebbe mettere in atto comportamenti anche opposti rispetto ad un’altra persona per perseguire il Bene.

L’Anima NON è voler stare bene. Questo fa parte del nostro istinto di sopravvivenza. Sicurezza, benessere, equilibrio, sono bisogni umani.

L’Anima NON è il nostro destino: il destino (se esiste o non esiste non ha importanza) lo creiamo e lo scopriamo secondo dopo secondo. Siamo nello stesso tempo fautori ed esploratori di qualcosa che sta per avverarsi e che esiste prima di noi.

L’Anima NON è reincarnarsi in qualcun altro: certo c’è chi ci crede, e questo è meraviglioso. Ma la reincarnazione, il vivere più esistenze terrene, fa parte di un processo di crescita spirituale che trascende i secoli e a volte la comprensione razionale.

L’Anima NON è quella cosa che ci permette di collegarci all’universo o in qualsiasi modo vogliamo chiamare quel “qualcosa che esiste al di là di noi”. Se vogliamo collegarci ad esso possiamo farlo, sempre. Non c’è bisogno di contattare la nostra anima. Se poi non ci crediamo allora è un altro discorso.

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L’Anima NON è quella cosa che ci unisce alla vasta “mente di campo”, l’enorme insieme di relazioni sociali ed energia che ci avvolge. La mente di campo esiste al di là dell’anima, siamo noi a crearla come individui dotati di capacità interrelazionali che superano i confini del semplice contatto diretto con un’altra persona.

L’Anima NON è quell’aspetto di noi che ci lega fortemente alla “Natura”, alla “Madre Terra”, al nostro pianeta. Siamo qui da milioni di anni, e dentro di noi è già sviluppato quel sopraffino senso di unione con gli elementi e tutti gli esseri viventi.

L’Anima NON è avere sesto senso. Quella si chiama intuizione, e in alcuni di noi è molto, molto sviluppata.

L’Anima NON è essere spirituali. La spiritualità è un aspetto della nostra vita del tutto soggettivo. Ognuno può trovare il suo essere spirituale dove sente sia più giusto. Anche in un sasso.

L’Anima NON è essere spiritici. Contattare l’aldilà, contattare gli spiriti, “connettersi” ad altro. Non entro in merito.

L’Anima NON è entrare in contatto con l’Anima di qualcun altro. Se questo accade sicuramente sarà meraviglioso.

L’Anima NON è aspirare alla sicurezza, alla serenità, alla tranquillità o all’equilibrio. Questo è semplice vivere. Ne sono capaci tutti se si mettono di impegno.

L’Anima NON è cercare di contattare continuamente la nostra Anima. Sarebbe come respirare cercando di contattare continuamente l’aria che ti circonda.

L’Anima NON è domandarsi continuamente cos’è l’Anima. L’Anima non è. O forse è tutto questo messo insieme.

L’Anima è, secondo me, semplicemente chiedersi se si è felici. Hai già la tua risposta?


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Ipnosi Regressiva: un viaggio allo scoperta di Sé

IPNOSI REGRESSIVA – UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DI SE’

Alcuni ricordi si fissano nella memoria come se fossero stati incollati dal più forte supercollante in circolazione. Altri ricordi sono li, ogni tanto tornano, ogni tanto no. Altri sbiadiscono col tempo. Altri semplicemente li dimentichiamo o li rimuoviamo, consapevolmente o inconsapevolmente.

Le emozioni svolgono un ruolo fondamentale nella strutturazione dei nostri ricordi: maggiore è l’emozione provata in quel momento e maggiore è il significato che noi diamo a quell’evento e più alte sono le possibilità che quel ricordo rimanga stabile nella nostra memoria.

La maggior parte degli studi concorda che una persona in media può spingersi a ricordare con facilità fino ai 4 anni di vita, a volte si può andare indietro sino ai 2 anni, molto raramente prima ancora.

La memoria umana, ormai è risaputo, non è solamente quella che riguarda i nostri ricordi, ma anche una memoria corporea, fatta di sensazioni ed emozioni. Questo tipo di memoria nasce sin da quando siamo nel grembo materno e tutto ciò che ci accade durante i 9 mesi di gravidanza può influire sul nostro sviluppo psico-emotivo.

Volendo spingersi ancora più indietro esiste anche un tipo di memoria che viene chiamata memoria genetica, una memoria che accoglie moltissime informazioni che riguardano la nostra famiglia di origine, i nostri avi, anche di molte generazioni passate. Spesso è una memoria inconscia ma può accadere che qualche contenuto ogni tanto superi la soglia e venga alla luce.

ipnosi

Ed infine esisterebbe una memoria che riguarda le vite passate. Uso il condizionale in quanto lascio il beneficio del dubbio poiché quest’ultima memoria potrebbe essere il frutto di moltissimi fattori, culturali, credenze spirituali, condizionamenti, falsi ricordi, oppure, chi può saperlo, davvero è quello che è. Non esistono dimostrazioni scientifiche sull’argomento quindi mi limito ad elencarla come possibilità.

Accade quindi che, nel nostro presente, possiamo riscontrare alcuni disagi di natura psicologica dei quali però non riusciamo a trovare una causa ed una logica motivazione. L’origine di questi disagi può nascondersi infatti nei meandri della nostra memoria, in un evento della nostra vita (o ancora prima), che noi non ricordiamo, magari perché troppo forte emotivamente (in negativo).

Ripercorrendo gli scritti dei testi sacri della legge induista del karma, se si parla di vite passate, la responsabilità dei problemi del presente è dipendente dalle nostre azioni proprio in quelle vite precedenti. Acquisendo coscienza di questo, passando di corpo in corpo, da storia a storia, ecco che tutto ciò che ci è accaduto ha un senso educativo di ampliamento dell’esperienza. Il malessere, la patologia è quindi un messaggio il quale, se elaborato all’interno di una vita passata, possiamo portarlo nel nostro oggi come nuova fonte di benessere.

Come fare quindi a scoprire l’origine dei nostri disagi?

vite precedenti

Una delle tecniche più efficaci è indubbiamente l’Ipnosi Regressiva.

Per “Regressiva” si intende un “andare indietro” nel tempo lungo la linea temporale della persona, alla ricerca di ricordi di eventi potenzialmente traumatici. Le emozioni negative generate da quegli eventi agiscono nel presente ma in maniera inconsapevole, in sottofondo. La persona sente un malessere, un disagio, ma non ne conosce le motivazioni.

Grazie all’Ipnosi Regressiva è possibile quindi “tornare” a rivivere quel momento del passato, con nuove consapevolezze e con nuovi occhi, con le risorse che la persona ha nel presente e che, per ovvi motivi, nel passato non aveva, e con la guida di un ipnologo esperto che sappia accompagnare la persona nel proprio passato.

L’Ipnosi Regressiva è un magnifico viaggio di rielaborazione di traumi passati che appartengono alla nostra vita.

L’obiettivo di una Ipnosi Regressiva è quello di far emergere vissuti che, pur ignorati dalla mente logica, persistono all’interno della coscienza come elementi disturbanti che creano blocchi e resistenze. Spesso essi ostacolano lo sviluppo di ciò che siamo veramente annullando talenti, possibilità di consapevolezza spirituale, impediscono l’autorealizzazione, determinano atteggiamenti negativi, causano patologie psichiche e fisiche bloccando il viaggio evolutivo verso quella MISSION per la quale siamo nati” (Daniela Poggiolini, ipnoterapeuta).

L’Ipnosi Regressiva trasforma quindi un vissuto traumatico in un vissuto illuminante, un processo di trasformazione e di comprensione di ciò che ci è accaduto nel passato, a volte un processo molto forte e doloroso, ma che comporta un beneficio immediato ed una vera e propria “rinascita”.

Il modello di Ipnosi Regressiva da me adottato è quello bioEtico con riferimenti al modo di usare l’Ipnosi di Brian Weiss. Per bioEtico intendiamo il totale rispetto dei valori e credenze della persona durante il processo di Ipnosi, il totale rispetto delle tempistiche e dei modi di operare del cliente, una modalità non intrusiva ma esplorativa dell’inconscio della persona, con il fine ultimo di trovare la CHIAVE del vero cambiamento evolutivo.

Lo stesso Brian Weiss afferma che alcuni vissuti, per varie ragioni, non vengono accettati da noi e quindi restano come staccati dal “tutto” e non integrati all’interno del nostro personale percorso evolutivo. Spesso accade che non comprendiamo alcune vicende della nostra vita, le rifiutiamo, restiamo imbrigliati nel dolore, nello sconforto. Questi vissuti non compresi creano attorno a noi un “guscio” che ci rende resistenti al cambiamento e che blocca risorse ed energie, impedendo l’esplosione delle nostre potenzialità.

Ma siamo tutti portati a sperimentare l’Ipnosi Regressiva? La risposta è indubbiamenti si. Così come ogni tecnica ipnotica (clicca qui per approfondire) siamo tutti ipnotizzabili, ognuno con il proprio grado di ipnotizzabilità e di predisposizione. L’Ipnosi Regressiva, ma uguale discorso si applica a qualsiasi percorso psicologico, ha bisogno di motivazione da parte del cliente che desidera iniziare un viaggio verso il proprio benessere.