L’elefante incatenato







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RABBIA SANA IN CORPORE SANO: gli effetti della rabbia sul corpo

“RABBIA SANA IN CORPORE SANO”

La Rabbia è una delle emozioni fondamentali, di cui gli umani (e i mammiferi) sono dotati per affrontare in modo adattivo l’ambiente a fini di sopravvivenza.

La Rabbia è, tra le emozioni, quella che maggiormente si manifesta a livello corporeo.

Quando siamo arrabbiati possiamo infatti percepire:

  • Nodo allo stomaco;
  • Contrazione della mascella o delle mani;
  • Pelle umida o arrossata;
  • Respirazione affannosa o veloce;
  • Mal di testa;
  • Agitazione;
  • Difficoltà di concentrazione e pensiero;
  • Vista annebbiata;
  • Tachicardia;
  • Tensione alle spalle ed al collo.

Oggi giorno si parla molto spesso di psicosomatica, ovvero quella branca della psicologia clinica che si occupa di comprendere la connessione tra un disturbo somatico (corporeo) e la sua possibile eziologia (causa) di natura psicologica.

È ormai assodato da tutta la comunità scientifica che si occupa di benessere (e non solo) che esiste una fortissima inter-connessione tra mente e corpo, connessione che fa sì che eventuali disagi di natura fisica influenzino fortemente la nostra psiche e che eventuali disagi di natura psicologica possano influenzare fortemente il nostro corpo.

Questa inter-connessione non vale esclusivamente per i disagi ma ovviamente anche per gli stati di benessere.

Mens sana in corpore sano” dicevano gli antichi. Ed avevano ragione.

Parlando di Rabbia, quanto ci conviene, quindi, essere sempre arrabbiati?

Vediamo nel dettaglio cosa accade nel nostro cervello e nel nostro corpo quando ci arrabbiamo:

  • Quando ci arrabbiamo la prima parte del cervello ad attivarsi è l’Amigdala, che si trova all’interno del lobo temporale. Essa controlla le emozioni e ci dà la spinta a reagire in caso di stress, paura o sensazione di minaccia. In pochi millisecondi l’Amigdala è in grado di elaborale le informazioni pericolose che ci provengono dall’esterno e trasformarlo in istinto prima ancora di pensare a quello che si sta facendo.
  • Successivamente (parliamo di nanosecondi) si attivano le aree del cervello chiamate Ippocampo (che tra le varie funzioni controlla anche le emozioni) e l’Ipotalamo (una struttura del sistema nervoso centrale coinvolta nell’aggressività)
  • Successivamente le ghiandole surrenali producono adrenalina e cortisolo dando energia e forza al corpo per reagire. Questo provoca il defluire del sangue verso i muscoli che si preparano alla “lotta”, aumenta la pressione sanguigna e la temperatura corporea e il respiro diventa più affannato.

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Cosa provoca, quindi, essere troppo spesso pronti alla “lotta” (e per lotta intendo anche quella verbale verso gli altri) ed essere in un costante status aggressivo?

  • Un interessantissimo studio dei ricercatori della Iowa State University, i quali hanno monitorato 1.307 maschi per un periodo di circa 40 anni, ha dimostrato che chi si arrabbia più spesso ha un rischio di morte prematura 1,57 volte maggiore rispetto agli uomini meno iracondi del campione analizzato.
  • Nel 2000, sulla rivista Circulation, è stato pubblicato uno studio della McMasterUniversity di Hamilton (Canada) che ha dimostrato come gli attacchi di rabbia possono raddoppiare i rischi di attacco cardiaco.
    I ricercatori hanno preso in considerazione circa 12.000 volontari che hanno avuto un infarto almeno una volta nella loro vita, intervistati in più di 260 centri di salute di 52 Paesi diversi. Gli esperti, rivolgendosi ai pazienti, si sono concentrati sul loro stato emotivo e sulle loro attività fino a 24 ore prima dell’attacco di cuore, scoprendo come, nella maggior parte dei casi, l’infarto era stato preceduto da forti attacchi di rabbia.
  • Nel 2009 è stata pubblicata sul Journal of the America College of Cardiology una sintesi di 44 ricerche effettuate in questo campo. I risultati indicavano che i soggetti che mostravano rabbia cronica avevano un rischio di sviluppare problemi cardiaci maggiore del 19% rispetto ai soggetti non particolarmente inclini a sperimentare quest’emozione. I ricercatori ritengono che la rabbia produca effetti negativi sul corpo aumentando le risposte attacco-o-fuga e stimolando l’asse dello stress (definito asse ipotalamo-ipofisi-surrene), il quale produrrà una serie di effetti neurochimici a cascata. Essere troppo spesso sotto stress (causato o meno da rabbia) velocizzerebbe il processo di aterosclerosi: è stata infatti riscontrata un’alta concentrazione di CRP (una sostanza collegata all’aterosclerosi e al rischio di futuri infarti) nei soggetti particolarmente inclini alla rabbia.

Scrivendo questo articolo non voglio affermare che provare rabbia fa sempre male, anzi, fa molto bene, se provata in maniera sana.

La rabbia è un’emozione umana tra le più primitive e in molti casi è funzionale. Anche “sopprimere” la rabbia ha molti lati negativi. La rabbia ci aiuta a difenderci, a tirarci fuori dai pericoli, a fare la “voce grossa” quando serve, a dimostrare di esserci al mondo come persone, affermare di aver subito un torto o una delusione in maniera diretta, affermare di non essere d’accordo su di un tema o argomento e molto altro.

Essa diventa disfunzionale quando è pervasiva dell’intera vita emotiva della persona, quando è cronica e non più legata a specifiche situazioni di vita ma diffusa.

Io posso essere arrabbiato a causa di una situazione ma non posso essere sempre arrabbiato.

La rabbia è sana solo se contestuale o situazionale, solo se ha un inizio, una durata ed una fine.

Se portiamo con noi l’emozione della rabbia anche al di fuori del contesto che l’ha alimentata, chiediamoci come mai.

Se così fosse, potrebbe essere molto utile scoprire le cause di questa rabbia, che molto spesso sono antiche (quindi inconsapevoli), e quali sono le modalità che si mettono in atto quando ci si arrabbia con il fine di migliorarle.

Ricorda che provare rabbia in maniera esplosiva o costante fa male a te e non solo, anche a chi ti circonda.

Se quindi sei una persona che prova spesso rabbia, alcune domande da farti possono essere:

Quanto mi fa bene?

A cosa mi serve veramente essere sempre arrabbiato?

Quali pensieri influenzano (e alimentano) il mio stato emotivo di rabbia?

Quali luoghi, persone, situazioni, fungono maggiormente da stimolo?

Quali sono i segnali di allarme della mia rabbia?

Ed infine, e direi soprattutto: Cosa posso fare per essere meno arrabbiato? Per essere arrabbiato in maniera “sana”?

Fonti:

Neurofisiologia dell’Aggressività

https://www.ilmattino.it/societa/persone/rabbia_costante_rischi_salute-1306128.html

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/cardiologia/rabbia-e-stress-aumentano-il-rischio-di-avere-un-infarto

https://www.app4health.it/-/no-all-attivita-fisica-con-rabbia-o-dopo-emozioni-forti

https://www.focus.it/scienza/salute/salute-l-ira-funesta-gli-uomini-maggior-rischio-di-morte-precoce

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18507

 


tre setacci

Il test dei tre setacci

Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

IL TEST DEI “TRE SETACCI”

Nell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza.

Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:
“Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?”

“Un momento“, rispose Socrate, “Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.”

“I tre setacci?” chiese l’altro.

“Sì“, continuò Socrate. “Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Io lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è VERO?”

“No… ne ho solo sentito parlare.”

“Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di BUONO?”

“Ah no, al contrario!”

“Dunque“, continuò Socrate, “vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. È UTILE che io sappia cosa avrebbe fatto questo amico?”

“No, davvero.”

“Allora“, concluse Socrate, “se ciò che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile, io preferisco non saperlo; e consiglio a te di dimenticarlo.“

Cosa ci spinge quindi, a volte, a criticare gli altri o a parlare male di loro?

Hai mai sentito parlare del meccanismo di Proiezione? O della parte Ombra presente in ognuno di noi?

LEGGI L’ARTICOLO SU PSICOADVISOR per saperne di più


Fisica e spiaggia

Fisica quantistica e spiaggia. Un connubio molto raro diranno in molti ma quest’anno ho avuto modo di apprezzarlo. Durante il mese di agosto, con mia fortuna, ho intrattenuto piacevolissime conversazioni e scambi di opinioni con un esperto di fisica quantistica, nonché mio cugino di secondo grado. Sotto l’ombrellone o seduti ai tavolini del bar, si è parlato delle più svariate teorie e correnti di pensiero che da un secolo impazzano anche sul web le quali, come ho poi con mia sorpresa scoperto, risultano alcune del tutto false, altre molto “forzate”.

In questo breve articolo ovviamente non mi voglio dilungare sulla teoria ne fare critica su ciò che molti scrivono anche perché la libertà di scrittura è e resta una priorità fondamentale (e, chi lo sa, magari da qualche “forzatura” potrebbe nascere qualcosa di meraviglioso), piuttosto vorrei concentrarmi su di una bellissima metafora che, parlando con mio cugino, è arrivata al mio inconscio e, il secondo dopo, alla mia mente.

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Uno dei fenomeni quantistici più conosciuti è senza dubbio quello dell’entanglement quantistico, nel quale due sistemi, inizialmente indipendenti, diventano un unico sistema.

Lo stato delle particelle diventa quindi correlato, andando a creare una connessione nel comportamento dei due sistemi.

Questo fenomeno quantistico ha però una peculiarità (che ho scoperto grazie alle mie chiacchierate): se viene effettuata una misura sul sistema in stato entagled, da parte di un osservatore esterno oppure un apparato di misura, esso scompare e si perdono le correlazioni tra i due sistemi.

Il perché? Nessuno ancora lo sa con certezza, ovvero ci sono attualmente alcune teorie che cercando di spiegare questo fenomeno che per molti motivi appare davvero un processo fisico alquanto “strano”.

Non voglio dilungarmi su queste teorizzazioni bensì lanciare uno spunto di riflessione: non è curioso che due sistemi in stato entagled, che tra di loro sono correlati perfettamente, appena vengono misurati perdono la loro sintonia?

Personalmente, e qui anche io volontariamente adotto una “forzatura” anche se solo metaforica, ritengo che proprio l’atto di misurare, la volontà di chiedersi a tutti i costi i “perché” di qualcosa che funziona, sia una componente che rischia di corrompere un sistema. Sia esso un sistema di particelle, sia esso un sistema di persone, come una coppia, degli amici, parenti. Se qualcosa funziona, e funziona alla grande, come mai si ha la tendenza di voler capire tutto per forza? Di volersi dare le motivazioni? Chiedersi i perché delle cose? Sicuramente questo ha un senso nell’ambiente scientifico. Ma all’interno delle nostre vite che senso può avere?

Non sarà una tendenza al voler controllare? Che poi sfocia nell’autosabotaggio?

Giusto uno spunto di riflessione per iniziare (si lo so siamo già all’8, ma meglio tardi che mai) questo mese di settembre.


musica pnl

Canzoni o melodie che nutrono l’anima

musica pnl

Da sempre la musica ricopre un ruolo fondamentale nelle nostre vite. C’è chi ne fa una missione di vita, chi invece ne fa solo un hobby, chi la ascolta una volta ogni tanto. Ma a tutti, proprio a tutti, capita di fermarsi all’improvviso nell’ascoltare determinate note, melodie di canzoni, che hanno la forza di far emergere emozioni, talvolta nascoste, a volte congelate, a volte pronte ad esprimersi. Il nostro inconscio non fa differenza tra emozioni positive ed emozioni negative, tra sensazioni belle o brutte: gioia, rabbia, tristezza, malinconia, nostalgia, felicità, allegria, sono strade privilegiate per esprimere la nostra parte più profonda: la musica ci aiuta. Ognuna di queste canzoni esprime qualcosa al nostro inconscio. La musica nutre il nostre cuore, l’anima e il corpo.

Con questo breve articolo voglio proporre una serie di canzoni e melodie le cui note hanno il potere di entrare nel profondo di tutti noi. Troverete opere di cantautori, gruppi musicali, colonne sonore di film o cartoni animati, opere strumentali di pianisti o compositori in genere. Ogni canzone può creare magia.

 Musiche di guarigione e di espressione delle emozioni

Tutti i LINK rimandano a YOUTUBE nel rispetto degli autori e degli utenti che hanno caricato sul web la canzone

Compositori

The Cinematic Orchestra – Arrival of the Birds & Transformation

The Cinematic Orchestra – To Build a Home

Ludovico Einaudi – Fly

Ludovico Einaudi – Le onde

Ludovico Einaudi – I giorni

Ludovico Einaudi – Divenire

Ezio Bosso – Following a Bird

Lindsey Sterling – Crystallize

Theophany – Final Hours

Tristeria – Without you

Cantautori, gruppi musicali

Adele – Set fire to the rain

Anggun – A rose in the wind

Anggun – Snow on the Sahara

Shaina Noll – You can relax now

Simon & Garfunkel – The Sound of Silence

Jeff Buckley – Halleuja

Fool’s Garden – Lemon Tree

John Lennon – Imagine

The Beatles – Let it be

Queen – I want it all

Led Zeppelin – Stairway to Heaven

Dream Theater – Trough her eyes

Dire Straits – Tunnel of Love

Iggy Pop – The passenger

Coldplay – The Scientist

James Blunt – Carry you home

Sacred Spirit – Yeah Noah

Enya – Caribbean Blue

Enya – As Baile

Enya – Adiemus

Hevia – Busindre Reel

Colonne sonore

Il Gladiatore – Now we are free

The Fellowship of the Ring – Breaking of the Fellowship

Schindler’s List – Main theme

Braveheart – Main theme

Never ending story – Main theme

Castle in the sky – Main theme

Princess Mononoke – Main theme

Pocahontas – Listen with your heart

Hyrule Symphony Orchestra – Zelda’s lullaby

Meditazioni

Healing meditation music

Space relaxing music

Varie

L’Albero della Vita – EXPO Milano 2015

E ora?
Queste sono solo alcune delle canzoni che secondo il mio parere entrano nel profondo e nutrono l’anima. Potete ascoltarne altre, magari le vostre preferite o prendere tranquillamente spunto da queste, sentirne altre degli stessi autori o di completamente nuovi. Non importa il genere, la durata, se cantata o solo strumentale.

Associate adesso ad ogni canzone un colore, seguendo quelli dell’arcobaleno. Sentitelo dentro, ascoltate le note e lasciate che un colore vi appaia nella mente. Quando avrete trovato tutti i colori quindi rosso-arancione-gialloverdebluindacoviola, suddividete le canzoni per colore partendo dal rosso sino al viola

Quando vi sentite scarichi o volete nutrire la vostra anima, ascoltate le vostre canzoni preferite partendo dal rosso

Se avete in mente una canzone, melodia o colonna sonora da aggiungere SCRIVETEMI 🙂