“Che caldo! Che caldo!”: Ipnosi e termoregolazione corporea





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Grazie 2017… la ricerca dell’equilibrio!

GRAZIE 2017

Ho notato un po’ ovunque, social network, WhatsApp, giornali, riviste online, la tendenza di voler al più presto uscire dall’anno passato nella speranza che il 2018 possa essere un anno migliore, che porti magari più gioia, successo, benessere o qualsiasi cosa si possa desiderare.

Una tendenza più o meno giusta se non fosse che molte persone preferiscono “fuggire” dal 2017 a gambe levate, ponendo la loro attenzione su tutti i guai, i problemi, i “casini”, accaduti durante l’anno.

Pochi, anche tra le persone che conosco, pongono invece l’accento su tutto ciò che di bello c’è stato in questo anno e soprattutto, cosa più importante, ancor meno persone pongono l’attenzione su quello che di brutto c’è stato con l’obiettivo di evolversi e comprendere quali possono essere state le cause, le dinamiche, che hanno provocato tali situazioni, per far sì che il 2018 non possa riproporre le stesse negative eventualità.

Parliamoci chiaramente dai… non è l’anno in sé ad essere sfigato, sbagliato, brutto, ma è il nostro modo di porci, di fare, di pensare, di vivere, che rende l’anno più o meno positivo.

Vogliamo “fuggire” dal 2017? Siamo liberissimi di farlo! Ma il 2018 sarà, molto probabilmente, uguale ed identico se non abbiamo imparato niente dall’anno che è passato.

Ogni cosa, ogni singola cosa, anche la più piccola e apparentemente insignificante, porta con sé un insegnamento, un messaggio che può aiutarci a capire cosa fare meglio e come farlo. Che riguardi il rapporto con noi stessi, le nostre relazioni interpersonali, sentimentali, situazioni di lavoro o altro, è sempre nostra la scelta di decidere se vivere passivamente ciò che ci capita oppure vivere in maniera attiva, pro-positiva con un’ottica finalizzata al comprenderci meglio e al cambiamento.

Il 2017 a me ha insegnato tantissimo, grazie a tutte le cose che sono capitate (o meglio dire, che mi sono fatto capitare!) ho apprezzato davvero molto il senso dell’equilibrio.

Ho compreso che l’essere umano che vive in equilibrio, con sé stesso, gli altri, il mondo interiore ed esteriore, è un essere umano che sta bene.

Potrà sembrare una affermazione ovvia, banale, ma come tutte le cose ovvie e banali quanti effettivamente ci fanno caso? Secondo me pochi.

Molte persone si pongono agli estremi delle cose oppure si comportano in maniera estrema, molto spesso pensando che il loro punto di vista sia giusto e quello degli altri no. Molti altri vivono in modalità “cartesiana”, nel mondo degli opposti, nel mondo del giusto e sbagliato, del bello e del brutto, del buono e del cattivo, del corretto e dello scorretto, dell’adeguato o dell’inadeguato e così via.

Il nostro corpo e la nostra mente (anche se è brutto utilizzare questo termine) sono programmati per lavorare in uno stato di equilibrio. La tendenza “verso” un estremo porta disagio, sempre, in ogni situazione.

Il nostro organismo, per l’appunto, è in un continuo stato di omeostasi.

L’omeostasi è la tendenza naturale al mantenimento di un relativo stato di equilibrio interno delle proprietà chimico-fisiche di un organismo. I meccanismi omeostatici agiscono a livello delle cellule, dei tessuti e degli organi e riguardano diversi parametri: la temperatura corporea, il pH del sangue, il battito cardiaco, la pressione sanguigna, la concentrazione di glucosio nel sangue (o glicemia), e molti altri.

Quante volte sentiamo ad esempio parlare di equilibrio acido-base del nostro corpo? Lo sapevate che molte malattie sono favorite da un ambiente o troppo “acido” o troppo “basico” del nostro organismo?

L’organismo mette in atto (autonomamente) dei processi fisiologici per mantenere al suo interno un livello di acidità compatibile con lo svolgimento delle principali funzioni metaboliche.

Spingere il nostro corpo verso l’acidità o spingerlo verso la basicità sono entrambi comportamenti che non favoriscono l’equilibrio e quindi il benessere.

La nostra mente funziona allo stesso identico modo e, senza troppi giri di parole, anche i nostri pensieri e comportamenti hanno la naturale tendenza omeostatica, ovvero mirata all’equilibrio.

Ogni qual volta che abbiamo pensieri fissi, spesso negativi, oppure mettiamo in atto comportamenti dannosi, altro non facciamo che allontanarci dall’equilibrio, ponendo la nostra attenzione solo ad una parte del tutto.

Troppo egoismo, troppo altruismo, troppa sensibilità, troppa freddezza, troppa razionalità, troppa irrazionalità, sono solo alcuni esempi che ci fanno capire come spesso siamo focalizzati (per tendenza naturale o per scelta) verso solo una parte di quello che è possibile.

Tra il bianco e il nero non esiste solo il grigio. Sia il bianco sia il nero altro non sono che l’insieme di tutti i colori, il primo in presenza di luce, il secondo in assenza di essa. E al centro? Potreste trovare chissà quale altro colore meraviglioso che rappresenta voi stessi.

La filosofia cinese ci parla di Yin e Yang (nero e bianco), la notte che si trasmuta in giorno: non esiste giorno senza notte e non esiste notte senza giorno.

La vita esiste solo grazie al susseguirsi dei giorni e delle stagioni, non grazie esclusivamente al caldo dell’estate o al freddo dell’inverno. Ogni elemento contribuisce all’energia del tutto.

Dentro di noi? È lo stesso! Ogni piccolo elemento ha importanza.

Tutto il nostro essere è proiettato, naturalmente, verso uno stato di EQUILIBRIO INTERIORE. Le nostre scelte, i nostri comportamenti, i nostri pensieri, emozioni, sentimenti, a volte deviano da questa continua ricerca di equilibrio, da questo “ritrovarci costantemente”, come se dentro di noi ci fosse un enorme nucleo, come se fossimo un pianeta, un nucleo con una grandissima forza di attrazione che ci spinge verso il VERO IO.

L’augurio per il 2018 è proprio questo: ritrovare il nostro VERO IO e allontanarci (non fuggire) da tutte quelle persone, luoghi, situazioni, che mettono in discussione il nostro equilibrio e accogliere qualcosa di nuovo, avere il coraggio di cambiare.

E quindi cosa altro dire?

Grazie 2017 e che il 2018 possa essere un altro anno pieno di ricchi insegnamenti.

Marco Magliozzi

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RABBIA SANA IN CORPORE SANO: gli effetti della rabbia sul corpo

“RABBIA SANA IN CORPORE SANO”

La Rabbia è una delle emozioni fondamentali, di cui gli umani (e i mammiferi) sono dotati per affrontare in modo adattivo l’ambiente a fini di sopravvivenza.

La Rabbia è, tra le emozioni, quella che maggiormente si manifesta a livello corporeo.

Quando siamo arrabbiati possiamo infatti percepire:

  • Nodo allo stomaco;
  • Contrazione della mascella o delle mani;
  • Pelle umida o arrossata;
  • Respirazione affannosa o veloce;
  • Mal di testa;
  • Agitazione;
  • Difficoltà di concentrazione e pensiero;
  • Vista annebbiata;
  • Tachicardia;
  • Tensione alle spalle ed al collo.

Oggi giorno si parla molto spesso di psicosomatica, ovvero quella branca della psicologia clinica che si occupa di comprendere la connessione tra un disturbo somatico (corporeo) e la sua possibile eziologia (causa) di natura psicologica.

È ormai assodato da tutta la comunità scientifica che si occupa di benessere (e non solo) che esiste una fortissima inter-connessione tra mente e corpo, connessione che fa sì che eventuali disagi di natura fisica influenzino fortemente la nostra psiche e che eventuali disagi di natura psicologica possano influenzare fortemente il nostro corpo.

Questa inter-connessione non vale esclusivamente per i disagi ma ovviamente anche per gli stati di benessere.

Mens sana in corpore sano” dicevano gli antichi. Ed avevano ragione.

Parlando di Rabbia, quanto ci conviene, quindi, essere sempre arrabbiati?

Vediamo nel dettaglio cosa accade nel nostro cervello e nel nostro corpo quando ci arrabbiamo:

  • Quando ci arrabbiamo la prima parte del cervello ad attivarsi è l’Amigdala, che si trova all’interno del lobo temporale. Essa controlla le emozioni e ci dà la spinta a reagire in caso di stress, paura o sensazione di minaccia. In pochi millisecondi l’Amigdala è in grado di elaborale le informazioni pericolose che ci provengono dall’esterno e trasformarlo in istinto prima ancora di pensare a quello che si sta facendo.
  • Successivamente (parliamo di nanosecondi) si attivano le aree del cervello chiamate Ippocampo (che tra le varie funzioni controlla anche le emozioni) e l’Ipotalamo (una struttura del sistema nervoso centrale coinvolta nell’aggressività)
  • Successivamente le ghiandole surrenali producono adrenalina e cortisolo dando energia e forza al corpo per reagire. Questo provoca il defluire del sangue verso i muscoli che si preparano alla “lotta”, aumenta la pressione sanguigna e la temperatura corporea e il respiro diventa più affannato.

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Cosa provoca, quindi, essere troppo spesso pronti alla “lotta” (e per lotta intendo anche quella verbale verso gli altri) ed essere in un costante status aggressivo?

  • Un interessantissimo studio dei ricercatori della Iowa State University, i quali hanno monitorato 1.307 maschi per un periodo di circa 40 anni, ha dimostrato che chi si arrabbia più spesso ha un rischio di morte prematura 1,57 volte maggiore rispetto agli uomini meno iracondi del campione analizzato.
  • Nel 2000, sulla rivista Circulation, è stato pubblicato uno studio della McMasterUniversity di Hamilton (Canada) che ha dimostrato come gli attacchi di rabbia possono raddoppiare i rischi di attacco cardiaco.
    I ricercatori hanno preso in considerazione circa 12.000 volontari che hanno avuto un infarto almeno una volta nella loro vita, intervistati in più di 260 centri di salute di 52 Paesi diversi. Gli esperti, rivolgendosi ai pazienti, si sono concentrati sul loro stato emotivo e sulle loro attività fino a 24 ore prima dell’attacco di cuore, scoprendo come, nella maggior parte dei casi, l’infarto era stato preceduto da forti attacchi di rabbia.
  • Nel 2009 è stata pubblicata sul Journal of the America College of Cardiology una sintesi di 44 ricerche effettuate in questo campo. I risultati indicavano che i soggetti che mostravano rabbia cronica avevano un rischio di sviluppare problemi cardiaci maggiore del 19% rispetto ai soggetti non particolarmente inclini a sperimentare quest’emozione. I ricercatori ritengono che la rabbia produca effetti negativi sul corpo aumentando le risposte attacco-o-fuga e stimolando l’asse dello stress (definito asse ipotalamo-ipofisi-surrene), il quale produrrà una serie di effetti neurochimici a cascata. Essere troppo spesso sotto stress (causato o meno da rabbia) velocizzerebbe il processo di aterosclerosi: è stata infatti riscontrata un’alta concentrazione di CRP (una sostanza collegata all’aterosclerosi e al rischio di futuri infarti) nei soggetti particolarmente inclini alla rabbia.

Scrivendo questo articolo non voglio affermare che provare rabbia fa sempre male, anzi, fa molto bene, se provata in maniera sana.

La rabbia è un’emozione umana tra le più primitive e in molti casi è funzionale. Anche “sopprimere” la rabbia ha molti lati negativi. La rabbia ci aiuta a difenderci, a tirarci fuori dai pericoli, a fare la “voce grossa” quando serve, a dimostrare di esserci al mondo come persone, affermare di aver subito un torto o una delusione in maniera diretta, affermare di non essere d’accordo su di un tema o argomento e molto altro.

Essa diventa disfunzionale quando è pervasiva dell’intera vita emotiva della persona, quando è cronica e non più legata a specifiche situazioni di vita ma diffusa.

Io posso essere arrabbiato a causa di una situazione ma non posso essere sempre arrabbiato.

La rabbia è sana solo se contestuale o situazionale, solo se ha un inizio, una durata ed una fine.

Se portiamo con noi l’emozione della rabbia anche al di fuori del contesto che l’ha alimentata, chiediamoci come mai.

Se così fosse, potrebbe essere molto utile scoprire le cause di questa rabbia, che molto spesso sono antiche (quindi inconsapevoli), e quali sono le modalità che si mettono in atto quando ci si arrabbia con il fine di migliorarle.

Ricorda che provare rabbia in maniera esplosiva o costante fa male a te e non solo, anche a chi ti circonda.

Se quindi sei una persona che prova spesso rabbia, alcune domande da farti possono essere:

Quanto mi fa bene?

A cosa mi serve veramente essere sempre arrabbiato?

Quali pensieri influenzano (e alimentano) il mio stato emotivo di rabbia?

Quali luoghi, persone, situazioni, fungono maggiormente da stimolo?

Quali sono i segnali di allarme della mia rabbia?

Ed infine, e direi soprattutto: Cosa posso fare per essere meno arrabbiato? Per essere arrabbiato in maniera “sana”?

Fonti:

Neurofisiologia dell’Aggressività

https://www.ilmattino.it/societa/persone/rabbia_costante_rischi_salute-1306128.html

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/cardiologia/rabbia-e-stress-aumentano-il-rischio-di-avere-un-infarto

https://www.app4health.it/-/no-all-attivita-fisica-con-rabbia-o-dopo-emozioni-forti

https://www.focus.it/scienza/salute/salute-l-ira-funesta-gli-uomini-maggior-rischio-di-morte-precoce

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18507