Cos’è l’Anima?

Cos’è l’Anima?

Leggiamo molto spesso di Anima, ne sentiamo parlare, molti cercano di spiegarci cos’è, qualcuno ci riesce qualcun altro no, magari nessuno mai ci riuscirà.

Esistono definizioni di Anima in senso spirituale, anima nel senso religioso, anima nel senso filosofico, anima come razionalizzazione scientifica, anima come pezzo del puzzle del nostro destino o come motore creatore del destino stesso. Esiste forse una definizione giusta?

Cosa vogliono dire inoltre frasi del tipo “segui la tua anima”? “Ascolta i messaggi dell’anima”? “Contatta la tua anima”?. Come se esistesse una “responsabile” che ci possa dire cosa è giusto o non giusto fare, che ci invita a non sbagliare.

Spesso l’anima viene identificata con lo spirito, oppure con la coscienza di un essere umano. Forse è la personalità più profonda di un individuo. È tante cose, o magari nessuna di queste.

Oggi voglio parlare invece di ciò che l’anima NON è.

L’Anima NON è il nostro inconscio: l’inconscio è altro. L’inconscio è quel grande contenitore energetico che racchiude i nostri ricordi, automatismi, risorse, limiti, energie e tensioni.

L’Anima NON è l’inconscio collettivo: l’inconscio collettivo è quel grande mondo, come affermava Jung, che racchiude al suo interno la nostra eredità simbolica e di significati che ci lega a tutto il genere umano, dall’alba dei tempi ad oggi.

L’Anima NON sono le nostre emozioni: le nostre emozioni sono il risultato di un elaborato e a volte inafferrabile processo psicofisiologico.

L’Anima NON sono i nostri sentimenti: i sentimenti sono ciò che ci contraddistinguono come esseri umani, i nostri stati d’animo che interiorizziamo o che mostriamo al mondo esterno.

L’Anima NON è il nostro provare Amore: l’Amore è altro. L’Amore è quel sentimento inspiegabile, frutto di processi psichici, fisiologici ed altri processi misteriosi, che ci lega ad un’altra persona, al di là del giusto o sbagliato, al di là che questo ci faccia bene o ci faccia male.

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L’Anima NON è la nostra realizzazione personale, l’ambizione a diventare qualcuno. Questo fa parte dell’Ego. Realizzarci nel lavoro, nella società. Questo si chiama trovare il proprio posto nel mondo, e ovviamente più è stabile meglio è.

L’Anima NON è il desiderio di conoscenza, il voler studiare o il voler approfondire tutto ciò che ci circonda. Il sapere nutre un nostro bisogno cognitivo, a volte anche emotivo.

L’Anima NON è aderire ad una religione, seguire dei riti, rispettare dei dogmi. Questa si chiama fede. Ed è giusto averla per chi ci crede. La fede è un percorso che potrebbe guidarci verso la nostra anima, ma non la stessa cosa.

L’Anima NON è avere e rispettare dei Valori, con la V maiuscola. Non esistono valori giusti o valori sbagliati, e non esiste un unico modo uguale per tutti per rispettare un medesimo valore. L’Anima non ha Valori, ha semplicemente valore.

L’Anima NON è perseguire il Bene, o un Bene superiore. Cosa vuol dire poi il Bene? Ognuno di noi ha una personale idea di Bene e ognuno di noi potrebbe mettere in atto comportamenti anche opposti rispetto ad un’altra persona per perseguire il Bene.

L’Anima NON è voler stare bene. Questo fa parte del nostro istinto di sopravvivenza. Sicurezza, benessere, equilibrio, sono bisogni umani.

L’Anima NON è il nostro destino: il destino (se esiste o non esiste non ha importanza) lo creiamo e lo scopriamo secondo dopo secondo. Siamo nello stesso tempo fautori ed esploratori di qualcosa che sta per avverarsi e che esiste prima di noi.

L’Anima NON è reincarnarsi in qualcun altro: certo c’è chi ci crede, e questo è meraviglioso. Ma la reincarnazione, il vivere più esistenze terrene, fa parte di un processo di crescita spirituale che trascende i secoli e a volte la comprensione razionale.

L’Anima NON è quella cosa che ci permette di collegarci all’universo o in qualsiasi modo vogliamo chiamare quel “qualcosa che esiste al di là di noi”. Se vogliamo collegarci ad esso possiamo farlo, sempre. Non c’è bisogno di contattare la nostra anima. Se poi non ci crediamo allora è un altro discorso.

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L’Anima NON è quella cosa che ci unisce alla vasta “mente di campo”, l’enorme insieme di relazioni sociali ed energia che ci avvolge. La mente di campo esiste al di là dell’anima, siamo noi a crearla come individui dotati di capacità interrelazionali che superano i confini del semplice contatto diretto con un’altra persona.

L’Anima NON è quell’aspetto di noi che ci lega fortemente alla “Natura”, alla “Madre Terra”, al nostro pianeta. Siamo qui da milioni di anni, e dentro di noi è già sviluppato quel sopraffino senso di unione con gli elementi e tutti gli esseri viventi.

L’Anima NON è avere sesto senso. Quella si chiama intuizione, e in alcuni di noi è molto, molto sviluppata.

L’Anima NON è essere spirituali. La spiritualità è un aspetto della nostra vita del tutto soggettivo. Ognuno può trovare il suo essere spirituale dove sente sia più giusto. Anche in un sasso.

L’Anima NON è essere spiritici. Contattare l’aldilà, contattare gli spiriti, “connettersi” ad altro. Non entro in merito.

L’Anima NON è entrare in contatto con l’Anima di qualcun altro. Se questo accade sicuramente sarà meraviglioso.

L’Anima NON è aspirare alla sicurezza, alla serenità, alla tranquillità o all’equilibrio. Questo è semplice vivere. Ne sono capaci tutti se si mettono di impegno.

L’Anima NON è cercare di contattare continuamente la nostra Anima. Sarebbe come respirare cercando di contattare continuamente l’aria che ti circonda.

L’Anima NON è domandarsi continuamente cos’è l’Anima. L’Anima non è. O forse è tutto questo messo insieme.

L’Anima è, secondo me, semplicemente chiedersi se si è felici. Hai già la tua risposta?


Fisica e spiaggia

Fisica quantistica e spiaggia. Un connubio molto raro diranno in molti ma quest’anno ho avuto modo di apprezzarlo. Durante il mese di agosto, con mia fortuna, ho intrattenuto piacevolissime conversazioni e scambi di opinioni con un esperto di fisica quantistica, nonché mio cugino di secondo grado. Sotto l’ombrellone o seduti ai tavolini del bar, si è parlato delle più svariate teorie e correnti di pensiero che da un secolo impazzano anche sul web le quali, come ho poi con mia sorpresa scoperto, risultano alcune del tutto false, altre molto “forzate”.

In questo breve articolo ovviamente non mi voglio dilungare sulla teoria ne fare critica su ciò che molti scrivono anche perché la libertà di scrittura è e resta una priorità fondamentale (e, chi lo sa, magari da qualche “forzatura” potrebbe nascere qualcosa di meraviglioso), piuttosto vorrei concentrarmi su di una bellissima metafora che, parlando con mio cugino, è arrivata al mio inconscio e, il secondo dopo, alla mia mente.

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Uno dei fenomeni quantistici più conosciuti è senza dubbio quello dell’entanglement quantistico, nel quale due sistemi, inizialmente indipendenti, diventano un unico sistema.

Lo stato delle particelle diventa quindi correlato, andando a creare una connessione nel comportamento dei due sistemi.

Questo fenomeno quantistico ha però una peculiarità (che ho scoperto grazie alle mie chiacchierate): se viene effettuata una misura sul sistema in stato entagled, da parte di un osservatore esterno oppure un apparato di misura, esso scompare e si perdono le correlazioni tra i due sistemi.

Il perché? Nessuno ancora lo sa con certezza, ovvero ci sono attualmente alcune teorie che cercando di spiegare questo fenomeno che per molti motivi appare davvero un processo fisico alquanto “strano”.

Non voglio dilungarmi su queste teorizzazioni bensì lanciare uno spunto di riflessione: non è curioso che due sistemi in stato entagled, che tra di loro sono correlati perfettamente, appena vengono misurati perdono la loro sintonia?

Personalmente, e qui anche io volontariamente adotto una “forzatura” anche se solo metaforica, ritengo che proprio l’atto di misurare, la volontà di chiedersi a tutti i costi i “perché” di qualcosa che funziona, sia una componente che rischia di corrompere un sistema. Sia esso un sistema di particelle, sia esso un sistema di persone, come una coppia, degli amici, parenti. Se qualcosa funziona, e funziona alla grande, come mai si ha la tendenza di voler capire tutto per forza? Di volersi dare le motivazioni? Chiedersi i perché delle cose? Sicuramente questo ha un senso nell’ambiente scientifico. Ma all’interno delle nostre vite che senso può avere?

Non sarà una tendenza al voler controllare? Che poi sfocia nell’autosabotaggio?

Giusto uno spunto di riflessione per iniziare (si lo so siamo già all’8, ma meglio tardi che mai) questo mese di settembre.





PNL come modello Interazionista Strategico

PROGRAMMAZIONE NEURO LINGUISTICA inserita all’interno del paradigma INTERAZIONALE SISTEMICO, secondo il DIZIONARIO INTERNAZIONALE DI PSICOTERAPIA

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Secondo il Dizionario Internazionale di Psicoterapia, scritto da Giorgio Nardone e Alessandro Salvini (ed. Garzanti 2013), la PNL entra a far parte, per diritto e con orgoglio, nell’insieme dei modelli di psicoterapia.

Ricordo che il modello PNL terapeutico era già stato riconosciuto nel 2004 dal MIUR come modello di psicoterapia proprio grazie al lavoro clinico e di ricerca di Daniela Poggiolini e Lorenzo Bracciodieta, due tra i più importanti trainers di PNL in Italia e fondatori del modello PNLt stesso.

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E’ quindi un piacere essere riconosciuti come vero e proprio modello di psicoterapia, all’interno del paradigma INTERAZIONALE STRATEGICO, che vede al suo interno anche la psicoterapia ericksoniana, la psicoterapia ipnosistemica, la psicoterapia strategica integrata, tutti modelli con i quali la PNLt si integra perfettamente e che la scuola IKOS Ageform di Bari promuove come eccellenti percorsi di cambiamento e potenziamento personale.