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Imputabilità automatica già a 14 anni? Cosa ci dice la Psicologia

Luglio 31, 2026 By Marco Magliozzi

Una nuova proposta di legge prevede di anticipare a 14 anni l’età minima per l’imputabilità penale automatica. Ma cosa ci dice la psicologia in merito?

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

Negli ultimi giorni si sta discutendo vivacemente su una nuova proposta di modifica del Codice Penale, che prevederebbe l’anticipazione a 14 anni dell’età per l’automatica imputabilità penale.

Si tratta di un tema delicato che tocca la giustizia, la sociologia, la psicologia, l’educazione e, soprattutto, lo sviluppo neuropsicologico dei più giovani.

Per comprendere la portata di questo cambiamento, è utile confrontare l’approccio attuale con quello proposto:

La normativa attuale: Fino a oggi, se un minore tra i 14 e i 18 anni commette un reato penale, il giudice è tenuto a verificare, caso per caso, la sua effettiva maturità psicologica per valutarne la capacità di intendere e di volere.

La proposta di riforma: Con la proposta di modifica all’art. 98 del Codice Penale, la capacità di intendere e di volere verrebbe presunta in automatico dai 14 anni in su. Spetterebbe invece alla difesa l’onere di dimostrare l’eventuale immaturità o incapacità del minore durante il procedimento.

Nella pratica clinica e giudiziaria, questa inversione dell’onere della prova aumenta esponenzialmente la probabilità che ragazzi tra i 14 e i 18 anni entrino direttamente nel circuito penale e detentivo, bypassando o riducendo l’accesso ai percorsi di riabilitazione e di messa alla prova.

Cosa ci dicono la psicologia e le neuroscienze in merito?

Analizziamo il funzionamento cerebrale degli adolescenti alla luce delle evidenze scientifiche della psicologia dello sviluppo e delle neuroscienze:

  1. Immaturità della corteccia prefrontale: La struttura cerebrale responsabile della valutazione delle conseguenze a lungo termine, del controllo degli impulsi e della regolazione emotiva non è ancora pienamente sviluppata a 14 anni (il completamento avviene intorno ai 22-25 anni).
  2. L’influenza del contesto e dei pari: L’adolescente è fortemente vulnerabile alla pressione del gruppo e agli ambienti deprivanti, elementi che spesso riducono la reale capacità di autocontrollo al momento del fatto.
  3. Il rischio del carcere come “scuola di devianza”: Inserire un quattordicenne in un contesto punitivo e detentivo, anziché in un percorso rieducativo e psicoterapeutico, rischia di cristallizzare l’identità criminale anziché favorire la maturazione e il reinserimento sociale.

Presumere l’imputabilità penale automatica già a 14 anni rappresenta quindi un grande rischio, che andrebbe considerato solo se si riesca a trovare un fondamentale equilibrio tra la misura sanzionatoria (talvolta necessaria), un indispensabile percorso di recupero e progetti di prevenzione duraturi e costanti: senza un adeguato supporto riabilitativo e attività di sensibilizzazione, si corre il pericolo di “bollare” un ragazzo a vita come criminale, abbandonandolo a sé stesso.

L’importanza della prevenzione

Riprendiamo le parole espresse sui propri canali ufficiali dall’Ordine Nazionale degli Psicologi Italiani: “una società è tanto più sicura quanto più è capace di sostenere precocemente bambini, adolescenti e famiglie. Gli psicologi, insieme ai professionisti della sanità, della scuola, dei servizi sociali e della giustizia minorile, contribuiscono all’individuazione precoce delle fragilità, al sostegno della genitorialità e alla costruzione di percorsi che favoriscano responsabilizzazione e riduzione della recidiva. La sicurezza delle comunità non si costruisce soltanto attraverso la risposta sanzionatoria, ma creando le condizioni perché ogni bambino possa crescere in contesti relazionali capaci di promuovere sviluppo, responsabilità e benessere. La mente non si sviluppa nel vuoto: si costruisce nelle relazioni e nei significati che esse trasmettono. Investire nell’infanzia significa investire nella sicurezza futura del Paese.”

È importante quindi sì sanzionare quando viene commesso un reato, in quanto la responsabilità delle proprie azioni è un pilastro fondamentale della crescita, ma la sola risposta punitiva non basta e, soprattutto, arriva sempre dopo che il danno è stato compiuto.

Inquadrare la prevenzione come priorità significa comprendere tre aspetti chiave:

  1. La mente si forma nel contesto: Un adolescente che compie un atto deviante non agisce mai in un “vuoto isolato”. Il suo comportamento è spesso il risultato di contesti familiari fragili, deprivazione socio-culturale, traumi non elaborati o assenza di modelli educativi validi.
  2. Sanzionare non equivale in automatico a rieducare: Il carcere in età prescolare o adolescenziale rischia di diventare una “scuola di devianza” se non affiancato da interventi psicologici profondi. Punire senza offrire strumenti di comprensione ed elaborazione emotiva aumenta il rischio di recidiva, rendendo la società meno sicura, non il contrario.
  3. L’intercettazione precoce abbatte i rischi: Intervenire prima, nelle scuole, nei consultori, attraverso il sostegno alla genitorialità e alla rete dei servizi sociali, permette di intercettare il disagio quando è ancora un segnale di sofferenza e non si è ancora trasformato in un comportamento criminale.

Conclusioni

Ogni proposta normativa andrebbe sempre accompagnata dalle evidenze scientifiche: la sicurezza di una comunità non si costruisce solamente aumentando le sanzioni ai più giovani, ma rispettando il loro sviluppo psico-neuro-cerebrale e insegnandoli una strada diversa prima che sia troppo tardi. La “minaccia” del carcere già dai 14 anni può essere un deterrente, ma non risolve il problema alla radice: prevenire la devianza significa creare contesti educativi sani, sostenere le famiglie fragili e offrire un ascolto psicologico tempestivo.

È questo il cuore del mio lavoro quotidiano: tanto nella mia attività professionale in studio, quanto nelle tante iniziative sul territorio con l’associazione Fermiconlemani. Nelle scuole e tra le famiglie, ci impegniamo ogni giorno per piantare e coltivare germogli di gentilezza, rispetto reciproco e non violenza.

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

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