Il Piccolo Cavaliere

Il Piccolo Cavaliere

Metafore Terapeutiche – Il Piccolo Cavaliere (o la storia del cavaliere inconsapevole)

Metafora nata da un gruppo di lavoro all’interno del Seminario “Emozioni, Metafore e Cura” condotto da Consuelo Casula. Grazie a Francesca, Alessia, Fabio, Ezio e Claudio.

C’era una volta un cavaliere, sposato con una dama, la quale era in dolce attesa del loro primogenito. Il giorno della nascita, purtroppo, la donna non sopravvisse al parto. Il neonato viene affidato alle cure del padre che però, dopo pochi mesi, è costretto a partire per la guerra dalla quale non tornerà più.

Il bambino, ancora in fasce, viene adottato da una coppia di contadini, senza figli, che vivevano in una fattoria fuori il castello. I due lo allevano e lo crescono come se fosse davvero il loro figlio, dandogli tutte le cure di cui aveva bisogno. Il bambino cresce ed inizia a credere di essere davvero figlio di contadini, troppo giovane per ricordarsi di essere stato figlio di un cavaliere.

Gli anni passano ed il bambino diventa un ragazzo. Aveva imparato ormai tutto dai genitori adottivi su come allevare gli animali, coltivare la terra, tagliare la legna, fare tutte le varie faccende per portare avanti la loro fattoria. Ogni giorno amava allenarsi con un bastone di legno a giocare a fare il soldato, menava colpi all’aria o a qualche tronco d’albero, inconsapevole di essere in effetti molto in gamba. Con il tempo imparò anche a difendere la fattoria da qualche lupo che cercava di intrufolarsi per mangiare i loro animali.

Un giorno accadde che la fattoria venne attaccata da un gruppetto di banditi che volevano derubarli dei loro averi. Il ragazzo, per difendere la fattoria ed i suoi genitori, affrontò i malviventi armato del suo bastone ma, ahimè, venne battuto e malmenato. I banditi fecero man bassa di tutto ciò che potevano accaparrare e fuggirono.

Il ragazzo, adirato con se stesso per non essere riuscito a proteggere la sua casa ed i suoi cari, si recò dal fabbro del castello portando con se tutti i suoi risparmi. Entrò nel negozio del fabbro e senza troppe cerimonie disse: “Voglio comprare un’arma! Un’arma imponente e forte!“. Si guardò attorno osservando tutte le armi di cui il fabbro disponeva, spade, mazze, asce, accette, lance, e la sua attenzione si fermò su di una grande e pesante mazza di ferro dalla testa acuminata. “Ecco voglio quella!” esclamò convinto. Lasciò i suoi risparmi al fabbro ed acquistò l’arma. Tornò infine tutto soddisfatto alla fattoria, trascinando con se la pesante mezza.

Qualche tempo dopo i banditi tornarono. Il giovane, vedendoli arrivare da lontano, uscì ad affrontarli portando con se la nuova arma. I banditi all’inizio guardarono stupiti ed impauriti il ragazzo che maneggiava quella mazza cosi pericolosa, ma ben presto si accorsero che qualcosa non andava: la mazza era cosi pesante che i movimenti del ragazzo erano goffi ed imprecisi. Ed anche questa volta riuscirono a sconfiggerlo e malmenarlo.

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Sempre più adirato e questa volta anche ferito nell’orgoglio, il giovane tornò dal fabbro del castello. “Sono stato imbrogliato!” esclamò entrando, “volevo un’arma che mi aiutasse a far fuggire dei banditi ed invece sono stato sconfitto! Rivoglio indietro i miei soldi!“. Il fabbro lo guardò dapprima sorpreso, poi lo osservò con attenzione e gli chiese: “tu sei il figlio dei contadini che vivono nella fattoria fuori il castello?“. Il ragazzo rispose di si. “Allora ho qualcosa che fa per te” disse poi. Si recò nel deposito dietro il suo negozio e portò con se un’arma coperta da un lenzuolo, dalle dimensioni contenute. “Ecco, prendi questa” disse. “E cosa dovrei farci con questa?” chiese arrabbiato il giovane. “Fidati di me” rispose il fabbro, “porta indietro la pesante mazza che hai comprato e scambiala con questa“. “Ma come?” protestò il ragazzo, dopo tutte le monente che ho speso dovrei darti in cambio la mazza di ferro per un’arma cosi piccola?“. “Fidati di me” disse nuovamente l’uomo. Allora il giovane, titubante, accettò lo scambio, e tornò a casa.

Quando qualche tempo dopo i banditi tornarono, fiduciosi di avere ormai vita facile in quella fattoria, trovarono nuovamente il ragazzo ad affrontarli. Il giovane, con sua sorpresa, si accorse che i suoi movimenti erano cosi naturali, che gli sembrava di aver impugnato da sempre un’arma come quella. Con attacchi agili e precisi sconfisse i banditi e li costrinse a fuggire.

Il giorno dopo tornò dal fabbro del castello. “Ce l’ho fatta!” gli disse, “ma dimmi, che arma è l’arma che mi hai dato?“. L’uomo lo guardò sorridente e dopo qualche secondo rispose: “quella, ragazzo, è la spada di un cavaliere”.

Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari


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