Il Dottor Domani Lo Faccio – Racconti Terapeutici

Il Dottor Domani Lo Faccio – Racconti Terapeutici

IL DOTTOR DOMANI LO FACCIO e la vicenda della cravatta gialla – Racconti Terapeutici

Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

Il dottor Domani Lo Faccio aveva lo studio sempre pieno. Viveva in una casa fuori paese, in campagna, nella quale ospitava anche i suoi pazienti. Era conosciuto da tutti come il medico del paese. La sua caratteristica era che vestiva sempre di grigio: cappotto grigio, giacca grigia, camicia grigia, cravatta grigia, pantolone grigio, scarpe grigie e cappello grigio. Le sue tante sfumature di grigio gli davano davvero poco di attraente, ahimè, ma non che glie ne importasse molto: era diventata una sua abitudine e gli stava bene cosi.

Da qualche giorno però il dottor Domani Lo Faccio si accorse di avere lo studio sempre vuoto. E la sala d’aspetto sempre piena. Tutto era cominciato da quando al negozio di vestiario in paese avevano esposto in vetrina una meravigliosa cravatta gialla, cosi gialla che sembrava contenesse il sole stesso. Il dottor Domani Lo Faccio, una delle tante volte che andava in paese, passò davanti la vetrina e la vide: qualcosa dentro di lui si mosse ma non capì cosa. Ne rimase ammaliato per qualche secondo, prima di proseguire. Da quel giorno, ogni volta che passava davanti la vetrina, si fermava ad osservare la cravatta. Tutte le persone che lo guardavano curiose gli chiedevano: “passa qui tutto il suo tempo, ma perchè non entra e la compra?“. Oppure: “è proprio una bella cravatta. Perchè non si fa un bel regalo?“. Ma lui rispondeva sempre frasi del tipo: “si si, domani lo faccio“, oppure, “ma no no, chi mai indosserebbe una cravatta cosi, di solito non si usa“, oppure ancora, “nessuno la comprerebbe“, o anche “ma io sono fatto così“, “è normale che resta in vetrina, è troppo vistosa“, “prima o poi ci faccio il pensiero“, “mi conosco, non la indosserei mai” e cosi via.

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Molti giorni si susseguirono simili a se stessi quando, un pomeriggio come tanti, bussò alla sua porta un uomo che esordì: “Buongiorno! Vorrei essere visitato da lei“. Il dottore lo fece accomodare e l’uomo, nonostante fosse il primo paziente della giornata, si sistemò in sala d’aspetto. “Prego si accomodi” disse il dottore all’uomo ma lui gli sorrise e rispose “non si preoccupi, domani mi accomodo“. Il dottore lo guardò stupito e subito dopo bussò alla porta qualcun’altro. Senza pensarci troppo andò ad aprire. “Buongiorno” disse un altro uomo, “vorrei essere visitato da lei” e così dicendo entrò sedendosi in sala d’aspetto. Il dottore si avvicinò al nuovo venuto e gli chiese “prego, vuole entrare in studio?“. “No no, non si preoccupi, io sono fatto così” rispose lui. Il dottor Domani Lo Faccio non sapeva più cosa pensare. Passò qualche minuto e (dlin dlooooon) suonò alla porta qualcuno. Il dottore andò ad aprire. “Buongiorno” era una signora, “posso entrare?“. “Si accomodi” fece il dottore, e la signora si sedette in sala d’aspetto. “Vuole seguirmi in studio?” chiese poi. “No no, prima o poi ci faccio il pensiero“. Il dottore la guardò stupito chiedendosi chi fossero quei matti i quali, nel frattempo, si erano messi comodi sulle poltroncine a leggere le riviste poggiate sul tavolino. Nuovamente bussò qualcuno alla porta. “Buongiorno” era una coppia di vecchietti, un uomo e una donna, “possiamo entrare?“. “Si… certo” il dottore non era più tanto sicuro. I due si accomodarono in sala d’aspetto. “Volete entrare in studio?” chiese speranzoso il medico. “No no” risposero loro “io mi conosco, non lo farei mai, mia moglie, invece, è normale che resti qui“. Il dottor Domani Lo Faccio non sapeva davvero più cosa stesse accadendo. Il pomeriggio proseguì con questo andazzo, sino a quando, un paio d’ore più tardi, la sala d’aspetto dello studio si era riempita di persone le quali, senza un motivo apparente, si erano accomodate senza alcuna intenzione di farsi visitare. Arrivata la sera il dottore uscì dal suo studio, rimasto vuoto per tutto il tempo, e notò, con stupore, che le persone, molto semplicemente e come se nulla fosse, si alzarono ed andarono via, salutando e ringraziandolo gentilmente.

Il giorno dopo, quando il dottore aprì lo studio, trovò tutte le persone del giorno prima, in fila ordinata, ad attenderlo. Nuovamente si ripetè la stessa situazione. Ognuno di loro entrava, salutava educatamente, si sedeva in sala d’aspetto e, ad ogni invito del dottore ad entrare in studio, rispondeva (sempre cortesemente) “No no, non si preoccupi, magari domani” oppure “No guardi, nessuno si fa visitare di solito” e frasi di questo genere.

Questa bizzarra situazione durò per qualche giorno. Il dottor Domani Lo Faccio non sapeva più che pesci pigliare anche perchè, a causa di tutto ciò, molti pazienti “reali” che notavano la sala d’aspetto piena decidevano di andar via. Il lavoro non poteva di certo continuare così.

Un giorno, dopo aver accolto nel suo studio tutto quel gruppo di persone non intenzionate a farsi visitare, decise di uscire di casa (tanto restare lì era inutile) e si avviò in paese. Passò nuovamente davanti la vetrina del negozio nella quale, come sempre da qualche tempo, era esposta quella magnifica cravatta. Dopo essere rimasto lì qualche minuto (come sempre) ad osservarla decise che, questa volta, l’avrebbe finalmente comprata. Entrò nel negozio e, senza badare a spese, l’acquistò. Indossò la cravatta immediatamente e si sentì stranamente più leggero, sollevato e soddisfatto. Si incamminò verso casa e, facendo un bel respiro consapevole che avrebbe trovato il solito gruppo di pazienti in sala d’aspetto, entrò. Non appena videro il dottore, tutte le persone si alzarono e gli si avvicinarono sorridenti e gioiose stringendogli la mano o dandogli pacche sulle spalle: “sono guarito!” diceva qualcuno, “grazie dottore, grazie molte“, diceva qualcun’altro, “posso andare ora, grazie grazie” e così via. Man mano, un ringraziamento dopo l’altro, la sala si svuotò. Il dottor Domani Lo Faccio restò qualche istante sconcertato. Dopo aver riflettuto un po’ sull’accaduto, si infine sedette sulla poltrona dietro la sua scrivania e, guardando il suo riflesso sul vetro della finestra, fece un bel sorriso. Passò solo qualche istante e (dlin dlon) qualcuno suonò.

Marco Magliozzi – Psicologo Bari


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