La psoriasi è un disturbo cutaneo che va ben oltre la semplice manifestazione visibile, portando con sé un impatto psicologico spesso profondo.
La psoriasi è definita come una patologia infiammatoria cronica della cute. Si caratterizza per la comparsa di placche eritematose (arrossate), desquamanti e dal tipico colore argenteo, causate da un’accelerazione anomala nel ricambio delle cellule dello strato epidermico superficiale. Le zone più comunemente interessate sono gomiti, ginocchia e cuoio capelluto.
A livello epidemiologico, le ricerche stimano che la condizione interessi tra l’1,5% e il 3% della popolazione mondiale, senza distinzioni di genere. Solo in Italia si contano circa 2 milioni di persone coinvolte. Sebbene possa insorgere a qualsiasi età, nel 75% dei casi l’esordio si verifica prima dei 40 anni.
Le cause principali della psoriasi
L’eziologia primaria della psoriasi è strettamente biologica, anche se gli studi delle cause sono ancora in corso:
- Fattori genetici: una predisposizione ereditaria del sistema immunitario.
- Fattori ambientali: eventi scatenanti come traumi fisici, infezioni, farmaci o esposizioni solari non adeguate, capaci di attivare la risposta infiammatoria.
Lo stato emotivo, come spesso si pensa, non è dunque la causa scatenante, ma agisce come un potente elemento modulatore sul decorso della patologia.
Il ruolo della psiche sulla psoriasi
Una volta che la psoriasi è presente, la psiche gioca un ruolo fondamentale nel suo andamento. Chi convive con questo disturbo sa bene quanto i periodi di forte ansia, le tensioni emotive o i momenti di particolare stress lavorativo e personale possano riflettersi immediatamente sulla pelle. Non a caso, la letteratura scientifica evidenzia che circa due pazienti su tre notano una chiara recrudescenza dei sintomi proprio in concomitanza con periodi di sovraccarico emotivo.
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: convivere con una patologia cutanea cronica e visibile significa fare i conti con un carico psicologico non indifferente. La gestione quotidiana delle cure, il fastidio fisico e il senso di disagio nelle relazioni sociali sottopongono la persona a una tensione costante. Questa pressione finisce inevitabilmente per logorare le abitudini di tutti i giorni, erodendo le energie mentali e rendendo molto più faticoso concentrarsi sui propri progetti, sulle proprie passioni e sui propri obiettivi di vita, con inevitabili ripercussioni negative sul benessere complessivo e sulla qualità dell’esistenza.
Come mai viene definita psoriasi psicosomatica
La psoriasi non è affatto una patologia puramente “psicosomatica”, e definirla tale è fuorviante. Come abbiamo visto, si tratta di una condizione infiammatoria cronica con radici biologiche, genetiche e immunologiche ben precise: non nasce quindi nella mente, né scompare semplicemente “imparando a stare più sereni”.
Ciò che rende così stretto il legame con la psiche è il modo in cui mente e corpo si influenzano a vicenda. Da un lato, lo stress e l’ansia agiscono come potenti amplificatori, in grado di riaccendere o peggiorare le lesioni cutanee nei momenti di maggiore tensione. Dall’altro, la visibilità delle placche e il peso di gestire una malattia cronica generano un carico emotivo costante, che finisce per logorare le abitudini di tutti i giorni e incidere sulla qualità della vita.
Ma è per via di questi motivi che, nel parlato comune, viene definita psicosomatica, anche se erroneamente.
Psoriasi e psicoterapia
La psicoterapia è altamente consigliata per chi soffre di psoriasi. L’obiettivo di un percorso terapeutico non ha di certo la presunzione di “guarire” la patologia cancellandone la radice genetica o immunologica, ma ha l’obiettivo fondamentale di spezzare la catena di sofferenza che lega il sintomo cutaneo alla sofferenza emotiva.
In primo luogo, si lavora sulla gestione dell’ansia e dello stress, imparando a regolare le proprie risposte emotive e a disinnescare i picchi di tensione, permettendo di interrompere quel circolo vizioso per cui la mente si attiva in risposta allo stress e il corpo risponde accendendo l’infiammazione sulla pelle.
Allo stesso tempo, il lavoro terapeutico offre uno spazio sicuro in cui elaborare l’immagine corporea e il peso del giudizio altrui. Quando una patologia è visibile, la vergogna e il timore del rifiuto rischiano infatti di spingere all’isolamento o a un costante stato di allerta.
Infine, la psicoterapia aiuta a superare quel tipico senso di impotenza che spesso accompagna le condizioni croniche. Convivere con la psoriasi può far sentire “in balia” della malattia, ma il percorso clinico aiuta la persona a riattivare le proprie risorse interiori, evitando che l’intera esistenza finisca per ruotare attorno alle placche e restituendo centralità ai propri valori, desideri e progetti di vita.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
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