La Psicologia Quantistica è una disciplina teorica e concettuale che cerca di unire le basi della psicologia alle nuove scoperte della fisica quantistica. Ma funziona veramente?
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
“Se vuoi intensamente qualcosa, l’universo ti darà ciò che desideri”: frasi come questa riassumono la psicologia quantistica, vista dai sostenitori come un paradigma affascinante che rende l’attività mentale un processo creativo.
Ma di cosa parliamo nello specifico? Ha basi scientifiche o resta una suggestiva speculazione?
Psicologia Quantistica: la principale teoria di riferimento
La psicologia quantistica è un approccio teorico che tenta di fondere psicologia, neuroscienze, fisica quantistica e filosofia orientale, promettendo che desideri focalizzati e ripetuti possano plasmare la realtà.
La principale teoria di questa nuova disciplina è offrire una nuova visione dell’attività mentale, considerata come un processo creativo: l’individuo sarebbe creatore della propria realtà, in quanto il soggetto e l’evento sarebbero interconnessi. La mente, dunque, agirebbe un’energia sul mondo esterno, modificandolo.
Neuroscienze e fisica nella Psicologia Quantistica
Neuroscienze e fisica vengono spesso chiamate in causa per dare autorevolezza alla Psicologia Quantistica.
Nello specifico, gli esperimenti di Libet, Kornhuber e Deecke mostrano che il cervello avvia un’attività preparatoria prima che il soggetto riferisca consapevolmente l’intenzione di agire, aprendo un dibattito su quanto la mente possa avere il potenziale di creare la realtà esterna prima che essa effettivamente accada.
Inoltre, la scoperta dei neuroni specchio (Rizzolatti e colleghi, anni ’90) documenta che alcuni neuroni si attivano sia quando compiamo un’azione, sia quando vediamo altri compierla o quando la immaginiamo, offrendo affascinanti riflessioni sulla possibilità di sincronizzazioni “quantiche” tra menti.
Infine, viene chiamato in causa anche il concetto di entanglement, affermando come due particelle, anche a grande distanza, restino interconnesse, comunicando tra loro informazioni, modificando così la propria natura e la realtà con la quale entrano in contatto.
Nell’ottica della psicologia quantistica, dunque, il fatto che l’attenzione ripetuta su un determinato evento possa modificare le connessioni neuronali (neuroplasticità) e che le particelle con le quali l’osservatore entra in contatto restino interconnesse, viene spinto fino all’idea che “i pensieri diventano cose”.
I limiti di queste teorie
La Psicologia Quantistica compie un salto teorico non supportato però da basi scientifiche solide, rimanendo nel campo della concettualità.
Se è vero che sul piano neuroscientifico si può affermare che i processi cognitivi ed emotivi modellino la percezione, le decisioni e il comportamento, non possiamo dire altrettanto che generino direttamente eventi fisici nel mondo.
Anche il concetto di entanglement quantistico viene criticato, se applicato alla psicologia: non abbiamo, infatti, evidenze scientifiche che dimostrino come due particelle interconnesse comunichino tra loro informazioni coscienti o “pensieri a distanza”, facendo crollare così l’idea che sia possibile modificare la realtà tramite il pensiero.
Psicologia Quantistica: maneggiare con cura
Nonostante sia una disciplina pseudoscientifica priva di basi empiriche solide, la psicologia quantistica recupera una teoria molto valida: l’idea che i pensieri influenzino la realtà, spiegata però dalla psicologia classica in modo rigoroso e scientificamente dimostrato.
Meglio, dunque, sostituire psicologia quantistica con concetti supportati come la profezia che si autoavvera e il pensiero positivo: entrambi mostrano come convinzioni ripetute attivino comportamenti inconsci che realizzano le aspettative iniziali, andando a modificare atteggiamenti e pensieri, aumentando resilienza, motivazione, autostima e riducendo lo stress.
In psicologia non esistono certezze assolute: il pensiero non crea la realtà esterna in senso letterale, ma la influenza potentemente attraverso meccanismi inconsci ben studiati.
Psicologia quantistica e psicoterapia
Sebbene affascinante, l’uso della psicologia quantistica in psicoterapia deve limitarsi alla teoria, senza applicazioni cliniche dirette. Lo psicoterapeuta deve enfatizzare il potere della mente senza presentarla come magica o onnipotente, altrimenti si rischia di generare aspettative surreali di “realizzare qualsiasi cosa”, seguite da delusioni quando la realtà non si piega al pensiero.
Successi e fallimenti derivano infatti dall’interconnessione tra dinamiche inconsce e pensieri razionali, che attivano comportamenti concreti capaci di influenzare l’esterno, ma non di crearlo come se avessimo una bacchetta magica.
Un valido psicoterapeuta guida quindi il paziente alla scoperta del suo potenziale mentale, risvegliando risorse, qualità e capacità interiori, e trasformando pensieri e convinzioni limitanti in un pensiero positivo altamente costruttivo che renda la vita più affrontabile. La psicologia naviga nel campo delle possibilità, non delle verità assolute: se un atteggiamento proattivo può influenzare la realtà esterna, anche solo per l’1%, vale la pena crederci e agire di conseguenza.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
Nell’ottica di una sana ed etica diffusione della cultura, si invita a citare la fonte e l’autore di questo articolo nel caso si desideri condividere – in tutto o in parte – il contenuto.