Alcune persone hanno un controproducente superpotere: nonostante abbiano ragione, riescono però a passare dalla parte del torto. Come mai accade?
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
Ti è mai capitato di confrontarti con qualcuno, magari il tuo partner o un amico, e, pur avendo ragione, ritrovarti improvvisamente percepito come “quello che ha torto”?
Oppure, al contrario, partire dalla parte del torto e, complice il modo di porsi dell’altra persona, arrivare a convincerti che fosse lei quella in errore?
Se ti riconosci in una di queste situazioni, significa che sono entrate in gioco dinamiche comunicative e relazionali disfunzionali, che possono compromettere il dialogo e la comprensione reciproca.
Scopriamo insieme quali sono e come evitarle, attraverso cinque preziose regole.
Regola n. 1: mai pretendere le scuse
Nelle relazioni (di coppia, tra familiari, tra amici o tra colleghi) è normale discutere o, talvolta, litigare. Al termine di un confronto, è naturale che una delle due persone, in misura maggiore o minore, possa avere ragione e l’altra torto. Quando chi ha sbagliato se ne rende conto e lo esprime con frasi come «hai ragione», «mi dispiace» o simili, per far comprendere di aver compreso l’errore, l’altro dovrebbe evitare di pretendere, a volte anche con insistenza, ulteriori scuse.
Infatti, se questa richiesta diventa pressante, il rischio è che l’attenzione si sposti dal contenuto della discussione a questa pretesa disfunzionale, facendo apparire insistente, e quindi “in torto”, proprio chi inizialmente aveva ragione.
In sintesi: se le scuse arrivano in modo spontaneo e sincero, accogliamole e valorizziamole. Se non arrivano, è meglio attendere con pazienza: potrebbero arrivare in un secondo momento, oppure non arrivare affatto. Ciò che conta davvero è che l’altra persona abbia compreso il proprio errore.
Regola n. 2: mai infierire!
Un’altra dinamica disfunzionale si verifica quando, dopo aver appurato di avere ragione, si continua a “infierire” sull’altra persona. Accade quando chi si trova dalla parte del giusto insiste nel ribadire il proprio punto di vista più e più volte, quasi vantandosi di questa “vittoria”, oppure arrivando a sminuire o deridere il pensiero dell’altro.
In questi casi, il focus si sposta rapidamente dal tema della discussione all’atteggiamento stesso: chi era in torto inizia ad assumere il ruolo di vittima, poiché subisce attacchi ingiustificati. Questo può offrirgli l’occasione per reagire a tono e ribaltare la situazione, facendo apparire “in torto” proprio chi inizialmente aveva ragione.
In sintesi: una volta riconosciuta la nostra ragione, custodiamola senza bisogno di insistere, lasciando all’altra persona il tempo di riflettere sui propri errori. Avere ragione non significa “vincere” una sfida né togliere punti all’altro: è un’opportunità per rafforzare il dialogo e costruire una relazione più sana, equilibrata e costruttiva.
Regola n. 3: mai riprendere argomenti “vecchi” e “già chiusi”
In molte relazioni, soprattutto di coppia, può accadere che vengano ripresi argomenti di discussione già affrontati, chiariti e superati. Ma perché succede? Spesso la causa è legata a un’insicurezza di uno dei due partner, che nutre un bisogno inconscio di ottenere conferma costante che l’altro abbia davvero compreso un errore passato.
Un’altra possibile motivazione è l’utilizzo di un episodio vecchio all’interno di una nuova discussione, impiegandolo come “arma” per rafforzare il proprio punto di vista.
Qualunque sia la ragione, è importante evitarlo, soprattutto se, all’epoca, la ragione era già dalla vostra parte. Il rischio concreto è di passare dalla parte del torto, perché l’attenzione si sposterebbe dal merito della discussione alla modalità fastidiosa e controproducente di riesumare un tema ormai chiuso, senza un valido motivo.
In sintesi: mantenetevi consapevoli e focalizzati. Restate connessi nella discussione attuale, evitando di riportare alla luce argomenti già chiariti e superati.
Regola n. 4: evitiamo la figura del “pallone gonfiato”
Alcune persone, pur avendo ragione, la comunicano con un atteggiamento arrogante o con un’aria di superiorità, dando l’impressione di essere dei “palloni gonfiati”.
In questi casi, il contenuto delle parole, per quanto corretto, viene oscurato dalla comunicazione paraverbale e non verbale, che, come sappiamo, ha un impatto molto maggiore sulla percezione dell’interlocutore.
Il risultato? L’atteggiamento fa apparire la persona antipatica o fastidiosa, portando l’altro a chiudersi e a non ascoltare più, vanificando così la possibilità di un confronto costruttivo.
Regola n. 5: evitiamo di esprimerci con rabbia e aggressività
Similmente al caso precedente, anche quando abbiamo ragione, comunicarla con rabbia o aggressività è fortemente controproducente. Perché? Perché la comunicazione paraverbale e non verbale viene percepita dall’interlocutore come un attacco, anche se il contenuto delle parole è corretto.
Di conseguenza, l’attenzione si sposta dalla sostanza del messaggio alla modalità con cui è stato espresso, e chi inizialmente aveva ragione rischia di essere percepito come “in torto” per i toni usati, se non per le parole.
Il consiglio dello psicologo
Ricordiamoci sempre che avere ragione non è una vittoria da ostentare, ma un’opportunità per crescere insieme e rafforzare il legame con l’altra persona. In una relazione sana, ciò che conta non è stabilire chi “vince” o chi “perde”, ma trovare un terreno comune di comprensione e rispetto.
Se comunichiamo in modo pacato e rispettoso, evitando pretese, toni arroganti o aggressivi, diamo all’altro la possibilità di sentirsi ascoltato e compreso, aprendo così la strada a un dialogo costruttivo. Il modo in cui esprimiamo ciò che pensiamo può trasformare un potenziale scontro in un momento di connessione e di crescita reciproca.
Se senti di avere difficoltà comunicative, in qualsiasi ambito della tua vita, puoi contattarmi. Insieme potremmo comprenderne le cause e strutturare nuove strategie funzionali.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
Nell’ottica di una sana ed etica diffusione della cultura, si invita a citare la fonte e l’autore di questo articolo nel caso si desideri condividere – in tutto o in parte – il contenuto.