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Disturbi Somatici Funzionali: cosa sono e come gestirli 

Marzo 5, 2026 By Marco Magliozzi

I Disturbi Somatici Funzionali sono condizioni mediche caratterizzate dalla presenza di sintomi fisici persistenti e invalidanti che non hanno una chiara spiegazione medica.

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha compiuto passi da gigante nel campo dei Disturbi Somatici Funzionali (conosciuti a livello internazionale come Functional Somatic Disorders o FSD).

Si tratta di un ambito della salute complesso e spesso frustrante per chi lo vive. In passato, questi quadri clinici venivano etichettati sbrigativamente come “malattie senza una spiegazione medica”. Oggi sappiamo che non è così: la spiegazione esiste, ma risiede nella modalità di funzionamento dell’organismo, piuttosto che in un danno strutturale visibile.

Sintomi reali in un corpo “sano”

La caratteristica distintiva degli FSD è la presenza di sintomi fisici persistenti e spesso invalidanti, come dolore cronico, stanchezza estrema, disturbi gastrointestinali o tachicardia, che però non trovano una giustificazione completa negli esami diagnostici tradizionali.

In sostanza, accade qualcosa di molto specifico:

  • Il dolore e il malessere sono reali: Non sono “nella testa” del paziente, ma vengono esperiti concretamente nel corpo.
  • Gli esami sono silenti: Analisi del sangue, radiografie e risonanze magnetiche risultano normali o non mostrano anomalie tali da giustificare l’entità della sofferenza.

Quali sono i Disturbi Somatici Funzionali?

Tra i Disturbi Somatici Funzionali troviamo:

  • Dolore cronico (es. lombalgia, dolore pelvico);
  • Sindromi da stanchezza cronica;
  • Disturbi gastrointestinali funzionali (es. sindrome dell’intestino irritabile);
  • Sintomi neurologici (es. tremori, paralisi, crisi pseudo-epilettiche);
  • Fibromialgia.
FIBROMIALGIA: UNA SINDROME DALLA CAUSE SCONOSCIUTE

Come affrontarli, dunque?

Chi soffre di un Disturbo Somatico Funzionale spesso si sente dire che “non ha nulla”, alimentando un senso di solitudine e ingiustizia. In realtà, questi disturbi rappresentano il punto di incontro tra la nostra biologia e il nostro vissuto emotivo.

Non c’è una “rottura” dell’organo, ma un’alterazione nel modo in cui il cervello e il corpo comunicano tra loro. Comprendere questa dinamica è il primo, fondamentale passo per iniziare un percorso di cura integrato che restituisca benessere e qualità della vita.

Quando un paziente si trova ad affrontare un FSD, il rischio più grande è infatti il “pendolarismo medico”: saltare da uno specialista all’altro cercando una lesione organica che non c’è, finendo per sentirsi frustrati e non creduti.

Il consiglio principale è passare da un approccio settoriale (curare il singolo organo) a uno integrato (curare la persona).

Ecco perché è indispensabile richiedere il consulto di un team multidisciplinare:

Lo psicoterapeuta: è la figura centrale. Non serve a “convincerci che stiamo bene”, ma ad aiutarci a capire come le emozioni e lo stress si trasformano in tensioni fisiche. La psicoterapia è molto efficace per ricalibrare la comunicazione mente-corpo.

L’Osteopata: l’osteopatia è fondamentale perché lavora sulla funzionalità. Non cerca la malattia, ma la restrizione di movimento. Attraverso il trattamento manuale, aiuta a rilasciare le tensioni dei tessuti e a riequilibrare il sistema nervoso autonomo (quello che gestisce lo stress).

Il Medico di Base: il medico deve fungere da “regista”, escludendo patologie organiche gravi e, se necessario, prescrivendo farmaci (come i neuromodulatori) che aiutano ad abbassare la sensibilità del sistema nervoso al dolore. Inoltre, potrebbe consigliarci a quali altri specialisti rivolgerci, nel caso di presenza di sintomi specifici (es. gastrointestinali o muscolari).

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

Nell’ottica di una sana ed etica diffusione della cultura, si invita a citare la fonte e l’autore di questo articolo nel caso si desideri condividere – in tutto o in parte – il contenuto.

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