Alcune persone confondono rassegnazione e accettazione: in realtà, in psicologia, sono concetti ben diversi.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
In ambito psicologico, l’accettazione è un concetto di grande potenza, spesso frainteso. Accettare non significa subire passivamente o farsi scivolare le cose addosso, mostrando indifferenza; al contrario, significa sviluppare la piena consapevolezza di un evento che è accaduto, molto spesso negativo e al di fuori del nostro controllo, e scegliere di interfacciarsi con esso in modo nuovo.
La filosofia del “Nonostante”
Accettare significa smettere di combattere contro una realtà che non può essere cambiata (ad esempio il nostro passato o un dramma che ci è accaduto) per investire le proprie energie in ciò che possiamo ancora costruire. È qui che entra in gioco quella che possiamo definire la filosofia del “nonostante”:
“Nonostante il problema che ho dovuto affrontare… Nonostante l’imprevisto o il dolore… scelgo di andare avanti”.
Questo approccio ci permette di passare dal ruolo di “vittima della sfortuna” a quello di protagonisti della nostra guarigione. Quando accettiamo, smettiamo di subire passivamente l’ingiustizia della vita e interrompiamo il circolo vizioso del lamento o del “piangersi addosso”. L’accettazione è l’atto di riprendersi il timone della propria esistenza, partendo dal presupposto che il punto di partenza è cambiato, ma la meta è ancora raggiungibile.
Il grande equivoco: Accettazione vs Rassegnazione
È frequente che le persone, come anche i pazienti che vengono presso il mio studio, confondano l’accettazione con la rassegnazione. Molti temono che accettare un evento doloroso equivalga a dichiararsi sconfitti o a convalidare un’ingiustizia subita.
In realtà, esiste una differenza abissale:
- La Rassegnazione è passiva, carica di risentimento e porta all’immobilità. È la sensazione di aver perso ogni potere.
- L’Accettazione è attiva, consapevole e proiettata al futuro. È il riconoscimento onesto della realtà che diventa il trampolino di lancio per il cambiamento.
Accettare non vuol dire che ciò che è successo ci piaccia o che sia giusto; significa semplicemente smettere di negarlo, per poter finalmente iniziare a gestirlo.
Il consiglio dello psicologo
Spesso, quando in studio parlo di accettazione, vedo comparire un’ombra di resistenza negli occhi di chi ho di fronte: “Dottore, ma se accetto quello che mi è successo, non significa che mi sto arrendendo?”.
È qui che nasce il grande equivoco.
L’accettazione è un atto di estremo dinamismo. Non è dire “mi piace”, ma dire “è successo”. È il riconoscimento onesto di una realtà che, per quanto dolorosa o ingiusta, è ormai fuori dal nostro controllo.
Accettare significa smettere di prendere a testate un muro sperando che si trasformi in una porta. Significa invece fare un passo indietro, guardare quel muro per quello che è, e decidere di girarci intorno.
“Ho avuto questo problema? Ok. Partendo dalla consapevolezza di averlo avuto, vado avanti nonostante tutto.”
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
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