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Marco Magliozzi – Psicologo Bari

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Differenza tra rassegnazione e accettazione

Febbraio 28, 2026 By Marco Magliozzi

Alcune persone confondono rassegnazione e accettazione: in realtà, in psicologia, sono concetti ben diversi.

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

In ambito psicologico, l’accettazione è un concetto di grande potenza, spesso frainteso. Accettare non significa subire passivamente o farsi scivolare le cose addosso, mostrando indifferenza; al contrario, significa sviluppare la piena consapevolezza di un evento che è accaduto, molto spesso negativo e al di fuori del nostro controllo, e scegliere di interfacciarsi con esso in modo nuovo.

La filosofia del “Nonostante”

Accettare significa smettere di combattere contro una realtà che non può essere cambiata (ad esempio il nostro passato o un dramma che ci è accaduto) per investire le proprie energie in ciò che possiamo ancora costruire. È qui che entra in gioco quella che possiamo definire la filosofia del “nonostante”:

“Nonostante il problema che ho dovuto affrontare… Nonostante l’imprevisto o il dolore… scelgo di andare avanti”.

Questo approccio ci permette di passare dal ruolo di “vittima della sfortuna” a quello di protagonisti della nostra guarigione. Quando accettiamo, smettiamo di subire passivamente l’ingiustizia della vita e interrompiamo il circolo vizioso del lamento o del “piangersi addosso”. L’accettazione è l’atto di riprendersi il timone della propria esistenza, partendo dal presupposto che il punto di partenza è cambiato, ma la meta è ancora raggiungibile.

Il grande equivoco: Accettazione vs Rassegnazione

È frequente che le persone, come anche i pazienti che vengono presso il mio studio, confondano l’accettazione con la rassegnazione. Molti temono che accettare un evento doloroso equivalga a dichiararsi sconfitti o a convalidare un’ingiustizia subita.

In realtà, esiste una differenza abissale:

  • La Rassegnazione è passiva, carica di risentimento e porta all’immobilità. È la sensazione di aver perso ogni potere.
  • L’Accettazione è attiva, consapevole e proiettata al futuro. È il riconoscimento onesto della realtà che diventa il trampolino di lancio per il cambiamento.

Accettare non vuol dire che ciò che è successo ci piaccia o che sia giusto; significa semplicemente smettere di negarlo, per poter finalmente iniziare a gestirlo.

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Il consiglio dello psicologo

Spesso, quando in studio parlo di accettazione, vedo comparire un’ombra di resistenza negli occhi di chi ho di fronte: “Dottore, ma se accetto quello che mi è successo, non significa che mi sto arrendendo?”.

È qui che nasce il grande equivoco.

L’accettazione è un atto di estremo dinamismo. Non è dire “mi piace”, ma dire “è successo”. È il riconoscimento onesto di una realtà che, per quanto dolorosa o ingiusta, è ormai fuori dal nostro controllo.

Accettare significa smettere di prendere a testate un muro sperando che si trasformi in una porta. Significa invece fare un passo indietro, guardare quel muro per quello che è, e decidere di girarci intorno.

“Ho avuto questo problema? Ok. Partendo dalla consapevolezza di averlo avuto, vado avanti nonostante tutto.”

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

Nell’ottica di una sana ed etica diffusione della cultura, si invita a citare la fonte e l’autore di questo articolo nel caso si desideri condividere – in tutto o in parte – il contenuto.

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