Correre non sempre significa arrivare prima. Scopriamo come mai la fretta, invece di aiutarci, attiva dinamiche cerebrali che finiscono per rallentarci.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
Quante volte ci sarà capitato di agire di fretta, con la convinzione che la velocità ci avrebbe permesso di fare le cose in maniera migliore e più rapida?
Molto spesso, infatti, ci lasciamo trascinare dalla fretta, illudendoci che la rapidità sia sinonimo di efficacia. Tuttavia, la neurofisiologia ci insegna che la frenesia attiva circuiti cerebrali legati allo stress che compromettono la nostra precisione. Paradossalmente, proprio quando cerchiamo di accelerare, finiamo per inciampare in dinamiche che ci fanno ritardare.
Cosa succede nel cervello quando abbiamo fretta?
Quando attiviamo la modalità “fretta”, il nostro cervello non percepisce un semplice aumento di ritmo, ma un segnale di minaccia. Questo innesca una risposta fisiologica precisa:
- Attivazione dell’amigdala: il centro emotivo del cervello prende il comando, attivando la risposta di “attacco o fuga”.
- Rilascio di cortisolo e adrenalina: questi ormoni inondano il sistema, preparandoci all’emergenza, non alla precisione.
- Spegnimento della corteccia prefrontale: l’area responsabile del ragionamento logico, della pianificazione e del problem solving perde potenza.
In sintesi: la fretta ci rende fisicamente pronti a scappare da un pericolo, ma ci priva della lucidità necessaria per scrivere, ad esempio, una mail corretta, guidare nel traffico senza distrazioni o ricordarsi di prendere le chiavi di casa prima di uscire.
I tre pericoli della fretta
Quando si attiva la modalità “fretta”, rischiamo di incappare in tre grandi errori o pericoli:
- Approssimazione: sotto pressione, il cervello smette di analizzare i dettagli, costringendoci talvolta a rifare le cose due volte perché la prima era piena di sviste.
- Visione troppo focalizzata: la fretta restringe il campo visivo e mentale, non facendoci valutare opportunamente le alternative più semplici.
- Consumare troppe energie: correre mentalmente consuma una quantità enorme di energia, fisica e mentale. Dopo un’ora di fretta, il cervello è così stanco da impiegare il triplo del tempo per compiti banali.
Il consiglio dello psicologo
Potrà sembrare un paradosso, ma per andare più veloci bisogna imparare a rallentare. Ecco cosa possiamo iniziare a fare:
- Facciamo subito una pausa: quando sentiamo il respiro farsi corto e i movimenti accelerati, fermiamoci subito, per almeno 30 secondi, facendo minimo tre respiri profondi. Questo segnala al cervello che non c’è un pericolo reale e riattiva la corteccia prefrontale.
- Facciamo una cosa alla volta: il multitasking (ovvero fare tante cose contemporaneamente) è il peggior nemico dell’efficienza. Facciamo quindi una cosa alla volta, concludendola e passando poi alla successiva. Arriveremo così a fine giornata meno stanchi e con più risultati conseguiti.
- Diamoci il permesso di “perdere tempo” per pianificare: cinque/dieci minuti spesi a pianificare la giornata o a riordinare le idee, ce ne faranno risparmiare molti di più, persi invece in azioni caotiche e improduttive.
Ricorda: la fretta è un’emozione, non una necessità reale. Imparare a gestirla non significa diventare lenti, ma diventare efficaci.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
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