Ansia e panico da influenza stagionale: quali meccanismi psicologici si attivano?
Gennaio 8, 2026 By Marco MagliozziTra terrorismo mediatico e assalto ai pronto soccorso, si sta scatenando in Italia un vero e proprio panico da influenza stagionale. Analizziamo insieme la situazione.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
L’Italia sta affrontando una stagione influenzale significativa, dominata dalla variante K del virus A/H3N2. Nella sola settimana del 6 gennaio 2026, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 816.000 casi di sindromi respiratorie acute. Parallelamente, gli assalti ai pronto soccorso e le aggressioni contro il personale sanitario hanno raggiunto livelli allarmanti.
Questo fenomeno non è casuale, ma rappresenta il risultato finale di molteplici meccanismi psicologici complessi che operano su individui, comunità mediatica e sistemi sanitari.
Il terrorismo mediatico
Il terrorismo mediatico è ormai una dinamica strutturale della nostra società: televisioni, giornali e social la praticano sistematicamente, spinti da una ricerca ossessiva di click, ascolti e consensi. Per ottenerli, non basta informare, ma bisogna ingigantire, ripetere ossessivamente, trasformare ogni argomento in una narrazione apocalittica. E come funziona questa alchimia? Attraverso uno dei meccanismi psicologici più sofisticati e documentati che esista: la spirale di incertezza indotta dai media, dove ogni articolo genera più domande di quante risposte fornisca, spingendo il lettore a informarsi spasmodicamente, alla ricerca di una verità che non troverà mai.
Di conseguenza, quando individui vulnerabili ed emotivamente sensibili vengono esposti a contenuti narrativi allarmistici su un’epidemia, titoli come “influenza K sempre più grave”, “ospedali al collasso”, “picco previsto a metà gennaio”, il loro cervello attiva una risposta istintiva di allarme e, infine, panico.
Tutto questo è spiegato da un meccanismo psicologico che prende il nome di bias attentivo della minaccia: le persone particolarmente ansiose orientano maggiormente la propria attenzione verso stimoli minacciosi. I media sanno questo, prioritizzando i contenuti negativi.
I sintomi dell’influenza percepiti come gravi e potenzialmente mortali
Leggiamo su internet “L’influenza causa febbre alta, tosse severa, dolori muscolari” e poi sentiamo una tosse leggera. La mente non fa un calcolo razionale, bensì estrapola questa informazione: “Se la notizia dice che è grave, e io ho la tosse, potrei avere proprio quella variante più negativa”.
Una volta interpretata la tosse come “potenzialmente grave”, accade qualcosa di fisiologico: iniziamo un body scanning continuo, notando ogni piccola sensazione corporea. Sensazioni normali vengono quindi reinterpretate come “abnormi”, generando quella che viene definita amplificazione somato-sensoriale: la mente ansiosa seleziona preferenzialmente i segnali che potrebbero apparire “patologici” e li ingigantisce.
Ma c’è un terzo livello. L’ansia stessa produce infatti sintomi identici a quelli influenzali: tachicardia, respiro rapido, tremori, sudorazione, affaticamento. L’individuo ansioso non sa che questi sono causati dall’ansia, bensì li interpreta come “prove dell’influenza”, amplificando ulteriormente l’ansia e generando un ciclo auto-perpetuante.
Panico e assalto ai pronto soccorso
Alcuni ospedali registrano aumenti di ingressi del 350%, con conseguente crollo della qualità assistenziale e deterioramento del benessere psicologico degli operatori, taluni ormai già a rischio burn-out. Qui entrano di nuovo in gioco i media: la narrazione “gli ospedali crollano”, “i pronto soccorsi sono al collasso” innesca un meccanismo psicologico perverso. Il paziente legge la notizia e inconsciamente ragiona: “se l’ospedale è pieno, l’influenza deve essere seria, dunque devo andare anch’io al PS per farmi controllare”. Il risultato? Il paziente si affretta al PS, aumentando ulteriormente l’affollamento, che alimenta ancora più notizie di “collasso ospedaliero”, che sensibilizza altri pazienti ansiosi, che affollano ancora di più le strutture.
Aggressività verso il personale ospedaliero
Il sovraccarico ospedaliero e l’ansia diffusa generano un altro grave problema: l’aggressività verso gli operatori sanitari. Con la convinzione di covare una gravissima forma di influenza, con sintomi amplificati dai quei meccanismi fisio-psicologici ben descritti in precedenza, il cervello delle persone ansiose attiva una risposta di minaccia. L’attesa ospedaliera, frustrante e senza fine, incontra uno staff medico visibilmente stressato e sovraccarico e che, talvolta, non ha più empatia per l’ennesimo paziente ansioso con sintomi lievi. Una banale richiesta (“per favore, sieda in sala d’attesa”) viene reinterpretata come “mi stanno ignorando”. La rabbia sale rapidamente.
Nelle persone più vulnerabili e intolleranti all’incertezza e con ansia elevata, questa dinamica confluisce in aggressione manifesta. I medici e gli infermieri, irrazionalmente accusati di essere i “responsabili” del disagio (quando invece ne sono loro stessi vittime), subiscono violenza verbale e purtroppo anche fisica.
Il consiglio dello psicologo
Riconoscere il panico mediatico come meccanismo psicologico è il primo passo, per una sana consapevolezza e responsabilità, verso sé stessi, verso il prossimo e verso il sistema sanitario che rischia davvero di collassare a causa di questo caos stagionale.
Se i sintomi sono lievi (febbre contenuta, tosse leggera, dolori gestibili), il medico di base è il punto di arrivo: qualcuno che conosce la nostra storia clinica, che può rassicurarci e aiutarci, fornendo utilissimi consigli e suggerimenti. In più, aiutiamo i pronto soccorso ad alleggerirsi, permettendo a chi davvero rischia di ricevere cure.
Attenzione, però: evitiamo di sovraffollare anche gli studi medici. A volte basta una telefonata.
Il pronto soccorso rimane indicato esclusivamente quando la situazione lo richiede realmente e per tutte le persone fragili e vulnerabili (anziani, bambini, disabili) o chiunque presenti comorbidità significative con sintomi che potrebbero aggravarsi, crisi respiratorie acute, desaturazione dell’ossigeno, compromissione della coscienza.
Se però scopriamo di non riuscire a gestire l’ansia, il panico, l’incertezza, se la mente entra in iper-vigilanza per giorni, allora è il momento di riconoscere che il problema non è l’influenza, ma come viene erroneamente elaborata la minaccia percepita. Ipocondria, disturbi d’ansia, bassa autostima, intolleranza all’incertezza, potrebbero essere le cause principali. In questi casi, sarebbe opportuno rivolgersi a uno psicologo, che sappia aiutarci ad affrontare al meglio questa difficile situazione psico-emotiva.
Per finire, e per completezza, lascio poco in basso il link di un articolo scritto sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, con validissime indicazioni su come gestire al meglio l’influenza stagionale.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
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