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Marco Magliozzi – Psicologo Bari

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Bugie e menzogne: come mai mentiamo?

Aprile 29, 2026 By Marco Magliozzi

Tutti noi mentiamo, in media 25 volte al giorno, sino ad arrivare a picchi di 200. Ma a cosa serve mentire? È possibile smascherare un bugiardo?

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

La bugia e la menzogna sono dinamiche comunicative intrinseche all’essere umano, talmente incorporate nel nostro linguaggio quotidiano che spesso le utilizziamo in modo quasi automatico.

Secondo diverse ricerche, in media tendiamo a mentire circa 25 volte al giorno, con picchi che, in contesti specifici, possono arrivare a numeri molto più elevati. Ma perché lo facciamo? Le motivazioni sono molteplici e stratificate: dal desiderio di primeggiare alla necessità di difendersi, fino alla volontà di prevenire conflitti o di ingannare deliberatamente l’interlocutore.

Vediamo insieme le diverse tipologie di menzogna e cosa accade nel nostro cervello quando ci allontaniamo dalla verità.

Differenza tra bugia e menzogna

L’etimologia del termine bugia è incerta, ma l’ipotesi più accreditata la lega al termine germanico bausi (cattivo, vano) o al francese bouge (gonfiare, borsa).

Nell’uso comune, la bugia ha spesso un’accezione meno grave: è la tipica risposta reattiva, a volte infantile, che serve a togliersi d’impaccio o a “gonfiare” la realtà per apparire migliori.

  • Caratteristiche: spesso è estemporanea, poco strutturata.
  • Esempio: la “bugia bianca” detta per non ferire un amico o la bugia del bambino che nega di aver mangiato la cioccolata nonostante la faccia sporca.

Il termine menzogna ha una radice molto più profonda e “mentale”. Deriva dal latino mentiri, che a sua volta affonda le radici in mens (mente).

Mentire, etimologicamente, significa “usare la mente per inventare”. La menzogna è quindi un atto intellettivo deliberato: richiede pianificazione, memoria e la volontà precisa di alterare la realtà per manipolare la percezione altrui.

  • Caratteristiche: è strutturata, calcolata e persistente.
  • Esempio: una truffa finanziaria o un tradimento pianificato per anni. Mentre la bugia può essere un impulso, la menzogna è una strategia.

C’è una caratteristica fondamentale che accomuna bugia e menzogna: sono entrambe scelte comunicative consapevoli e volontarie.

Non si può mentire “per errore”: esprimere un concetto falso per semplice ignoranza o per una svista non costituisce né una bugia né una menzogna, poiché in quel momento la persona è intimamente convinta di riferire la verità. Per esserci menzogna, deve esserci quella che gli psicologi chiamano discrepanza intenzionale: il soggetto possiede un’informazione A (la verità), ma decide deliberatamente di trasmettere l’informazione B (il falso).

Tipologie di bugia e di menzogna

Non tutte le bugie nascono dallo stesso intento. Possiamo raggrupparle in quattro categorie principali, a seconda dello scopo psicologico che si prefiggono di raggiungere:

  • Bugie/menzogne di evitamento (o prevenzione): sono finalizzate a prevenire problemi o conseguenze negative. I bambini imparano a utilizzarle precocemente, già verso i 2-3 anni, con l’obiettivo di evitare punizioni dopo aver infranto una regola. Da adulti, questa modalità può cristallizzarsi nel tentativo di evitare conflitti con il partner o rimproveri sul posto di lavoro. È, in sostanza, una bugia dettata dalla paura.
  • Bugie/menzogne di difesa o di cortesia (pro-sociali): servono a proteggere l’armonia relazionale o l’immagine altrui. Le utilizziamo per dimostrarci cortesi, anche quando il nostro pensiero intimo è differente. L’esempio più comune è mostrare gratitudine per un regalo poco gradito: qui la menzogna ha come obiettivo quello di non ferire il prossimo.
  • Bugie/menzogne di acquisizione (o auto-affermazione): lo scopo è ottenere potere, importanza o approvazione. Se nell’infanzia servono a catturare l’attenzione dei pari (“Mio papà è un astronauta”, anche se non è vero), nell’adulto diventano strumenti di seduzione, convincimento o espressione di tratti narcisistici, con l’obiettivo di proiettare un’immagine di sé idealizzata e vincente.
  • Bugie/menzogne di autoinganno (le più profonde): sono le più sottili e difficili da individuare. In questo caso, il destinatario della menzogna siamo noi stessi. Lo scopo è prettamente difensivo: proteggere la psiche da dolori insopportabili o ricordi traumatici. Chi ha vissuto una violenza, ad esempio, potrebbe col tempo costruire una narrazione differente dei fatti per distanziarsi dal trauma. Qui la bugia diventa un meccanismo di sopravvivenza.

Cosa accade nel cervello quando mentiamo

Mentire non è un atto passivo, ma un esercizio mentale che coinvolge principalmente tre aree della corteccia prefrontale:

  • Corteccia prefrontale ventro-laterale: ha lo scopo di frenare e inibire la verità, che per il cervello è la risposta automatica e naturale.
  • Corteccia prefrontale dorso-laterale: è la memoria di lavoro che permette di costruire la bugia, mantenerla coerente e ricordare la versione falsa per non contraddirsi in futuro.
  • Corteccia cingolata anteriore: è il sensore del conflitto, che si attiva quando avvertiamo il contrasto tra ciò che sappiamo e ciò che diciamo, gestendo l’ansia da errore.

L’amigdala, il centro delle emozioni, reagisce naturalmente con stress alla prima bugia, mostrando anche a livello non verbale segni di disagio (arrossamento, sudorazione, difficoltà nell’eloquio). Tuttavia, se continuiamo a mentire, si verifica un adattamento emotivo: l’amigdala si attiva sempre meno. Il cervello si “abitua” alla disonestà, rendendo le bugie successive più facili da gestire e meno gravose a livello emotivo.

OMAGGIO A PAUL EKMAN: IL PIONERE DELLE MICROESPRESSIONI FACCIALI

È possibile smascherare un bugiardo?

Smascherare un bugiardo non è mai facile, soprattutto quando abbiamo di fronte una persona abituata a farlo da anni per i motivi più disparati. Tuttavia, la psicologia ci insegna a cogliere le cosiddette incongruenze: quei disequilibri tra il contenuto del discorso (il verbale) e il modo in cui viene espresso (il non verbale).

Il pioniere in questo campo è senza dubbio Paul Ekman, lo psicologo che ha studiato approfonditamente le microespressioni facciali: contrazioni muscolari del volto involontarie che durano appena una frazione di secondo. Queste espressioni sono fugaci “fughe di notizie” che tradiscono l’emozione reale, come paura, disprezzo o rabbia, che il bugiardo sta tentando di reprimere.

Inoltre, gli studi sulla Comunicazione Non Verbale (CNV) suggeriscono di osservare i “cluster”, ovvero gruppi di segnali che si manifestano contemporaneamente. Tra questi troviamo:

  • Segnali di scarico tensionale: come toccarsi il naso, grattarsi o sistemarsi i vestiti.
  • Incongruenze motorie: ad esempio, accennare un leggero movimento del capo verso il “no” mentre a parole si sta pronunciando un “sì”.
  • Movimenti tensionali: variazioni nel ritmo dei piedi o delle gambe e manipolazioni ripetitive delle mani.

Infine, la PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) suggerisce di prestare attenzione ai movimenti oculari: lo spostamento degli occhi verso determinate direzioni potrebbe indicare uno “sforzo creativo”: il cervello non sta semplicemente recuperando un ricordo (memoria), ma sta elaborando o costruendo un’immagine nuova.

A cosa serve riconoscere bugie e menzogne in psicoterapia

Per uno psicoterapeuta, intercettare una bugia o una menzogna non significa “dare la caccia al colpevole”: lo psicologo non giudica e non critica, non è il suo ruolo, ma ha bisogno di ascoltare ciò che il silenzio o la maschera del paziente stanno cercando di dire. In ambito clinico, la menzogna è un indicatore prezioso: ci segnala dove il dolore è ancora troppo forte per essere toccato o dove la paura del giudizio è più alta del bisogno di aiuto.

Riconoscere questi segnali serve quindi a comprendere le aree psichiche nelle quali il paziente è più fragile e da cosa sta cercando di proteggersi, rafforzare l’alleanza terapeutica e aiutare la persona ad uscire dalla trappola dell’autoinganno, soprattutto a seguito di gravi traumi subiti.

© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari

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