Mi permetto di dire la mia sulla vicenda dei “bambini nel bosco”
Novembre 22, 2025 By Marco MagliozziLa vicenda dei “bambini nel bosco”, allontanati dai genitori dal Tribunale dei minori, sta suscitando un enorme scalpore. Vi dico cosa ne penso come psicologo
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
Negli ultimi giorni si è molto parlato della decisione del Tribunale per i minori dell’Aquila di allontanare i tre figli minorenni dai propri genitori, che vivevano in una casa isolata nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti (Abruzzo). Il Tribunale ha disposto il trasferimento dei bambini in una comunità educativa, dove resteranno accompagnati dalla madre per un periodo di osservazione. La decisione è stata motivata da preoccupazioni riguardo al rischio per la loro integrità fisica e psichica, dato che la loro abitazione risultava priva dei requisiti minimi di sicurezza, igiene e utenze necessarie, isolata inoltre dalla vita sociale e scolastica, indispensabili per lo sviluppo dei bambini.
La versione dei genitori
I genitori, di origine anglo-australiana, sostengono al contrario come la loro scelta sia stata consapevole e dettata da uno stile di vita salutare, con il desiderio intenzionale di vivere a contatto con la natura e di tutelare il legame con i figli e gli animali. Affermano che i bambini sono in buona salute, seguiti da un pediatra, portati regolarmente al parco per socializzare e seguono un percorso di istruzione domiciliare (home schooling), superando gli esami necessari, come nel caso della figlia maggiore.
Secondo i genitori e l’avvocato che li assiste, ciò che il Tribunale ha valutato come pregiudizievole rappresenta invece una scelta alternativa rispetto agli standard di vita generalmente accettati. Ritengono che la misura adottata sia troppo estrema e possa causare un ulteriore trauma ai figli. Criticano l’intervento giudiziario come eccessivo e frutto di un sistema che danneggia le famiglie che decidono di vivere in modo alternativo, sottolineando che l’allontanamento potrebbe risultare più traumatico per i bambini della stessa vita nel bosco.
Il mio parere come psicologo
Pur non avendo la pretesa di una verità assoluta, poiché le informazioni a disposizione sono limitate, essendo la notizia molto recente, ritengo doveroso evidenziare come si tratti di un caso estremo che necessita di un’analisi seria e rispettosa. Allontanare i figli dai genitori non è mai una decisione semplice o presa a cuor leggero, nemmeno dai servizi sociali. Solitamente, la verità si situa nel mezzo e risulta difficile stabilire con certezza chi abbia ragione. Mi auguro che, indipendentemente dalle difficoltà e dalle divergenze emerse, si possa arrivare a una soluzione che metta al centro il benessere dei minori. Sarebbe auspicabile che i bambini possano tornare a vivere con i loro genitori, cercando nel contempo di affrontare e colmare le mancanze evidenziate dai servizi sociali, in particolare quelle legate a sicurezza, igiene, istruzione e socializzazione. È importante che questo percorso rispetti il loro bisogno e il diritto di crescere a contatto con la natura, come scelto dalla famiglia, conciliando quindi protezione e libertà educativa.
Voglio però sottolineare che, al di là di questi casi eclatanti finiti sulle prime pagine, esistono migliaia di famiglie “standard”, socialmente accettate, nelle quali si verificano forme di violenza e isolamento ancora più gravi: figli lasciati ore davanti a tablet, trascurati nell’istruzione, privi di educazione adeguata o sensibilizzazione al rispetto di natura e animali, e cresciuti in contesti di violenza fisica e psicologica. Futuri bulli, violenti, razzisti, omofobi, con maggiori possibilità di sviluppare dipendenze tecnologiche o con difficoltà socio-relazionali di ogni genere. Ma di queste situazioni si parla poco, probabilmente perché rientrano nella “normalità”.
Eppure, i danni psicologici sono spesso molto più gravi rispetto a chi vive isolato in un bosco.
Come psicologo, desidero quindi dire questo: se vogliamo preoccuparci dei “bambini nel bosco” e della loro salute psico-fisica, dobbiamo ampliare la nostra attenzione a tutti quei bambini che soffrono per condizioni precarie, povertà, mancanza di educazione e cura. Per ogni bambino che vive in maniera “alternativa”, ce ne sono centinaia ora, proprio in questo momento, imbambolati davanti a uno schermo, mentre i genitori li ignorano o stanno litigando.
Come comunità, adulti e professionisti della salute (psicologi, assistenti sociali, medici, pediatri, ma non solo, anche insegnanti e genitori tutti), abbiamo quindi la responsabilità di saper riconoscere ogni forma di fragilità, di ascoltare i segnali e di intervenire preventivamente, senza pregiudizi e preconcetti su stili di vita o inutili tradizionalismi.
© A cura di Dott. Marco Magliozzi – Psicologo Bari
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Immagine di copertina generata con Google Gemini.